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In cinque anni, il quotidiano francese “Le Monde” ha quasi raddoppiato le vendite

Questo è il primo articolo dell’anno per il blog, e ho scelto di dare al pezzo un taglio francese allorché la Francia assume la presidenza di turno dell’Unione europea in un anno di delicata campagna elettorale per le prossime presidenziali.

Gli ultimi dati di vendita del giornale francese Le Monde sono interessanti. Ormai il quotidiano conta oltre 500mila abbonati: 414mila leggono il giornale su video, 87mila su carta. A questi lettori bisogna aggiungere le 30mila copie vendute quotidianamente nelle edicole in Francia e all’estero. In totale, la società editrice stima nel 2021 vendite del giornale (non di accesso al sito) pari a una media di 531mila copie al giorno, rispetto alle 297mila copie di cinque anni fa (2016).

photo_beuv-mery_hubertda99Con queste cifre il quotidiano ha superato di gran lunga il record del 1979, quando su carta vendeva in media 445mila copie al giorno. Come molti giornali in giro per il mondo, Le Monde ha sofferto dell’arrivo di Internet, che ha scombussolato il lavoro delle redazioni, le abitudini dei lettori, il bilancio degli editori. Oggi tuttavia gli ultimi risultati mostrano come il quotidiano sia riuscito a trovare le chiavi del successo.

In questi anni, il giornale – che ha appena compiuto 77 anni – ha coltivato una estesa rete di corrispondenti all’estero; ha ridotto il numero dei pezzi (del 14% tra il 2018 e il 2019) e ne ha aumentato la lunghezza media; ha privilegiato gli articoli approfonditi e curati rispetto a quelli di mera cronaca. Nel contempo, secondo un recente resoconto pubblicato sul sito, ha assunto nell’ultimo decennio 150 giornalisti, denunciando con i fatti l’illusione secondo la quale l’informatica permette di fare un giornale di qualità e di successo risparmiando sul numero di persone. Nel 2014, i giornalisti erano 400; oggi sono 500.

Il quotidiano francese ha affrontato la concorrenza di internet e della televisione affrancandosi dalla descrizione del flusso di notizie, e privilegiando invece il racconto originale e rigoroso dell’attualità. Nel contempo, Le Monde si vuole un argine credibile e affidabile alle fake-news delle reti sociali, al populismo di alcuni leader politici, alle pressioni dei gruppi d’interesse, alla frenesia del dibattito pubblico.

Dal codice deontologico della società editrice, leggo: i giornalisti “si astengono dalla manipolazione e dal plagio, non diffondono voci, evitano il sensazionalismo, le approssimazioni e i pregiudizi”. E ancora: “Gli imperativi pubblicitari non possono essere invocati per influenzare le scelte editoriali delle testate del gruppo Le Monde”.

Le prese di posizione controverse sono analizzate freddamente, piuttosto che cavalcate pretestuosamente. In un contesto definito di certezza dell’incertezza la stampa di qualità è apprezzata perché può rivelarsi un’ancora. Neppure la Francia è immune dall’estremismo politico nel giornalismo, a cominciare da quello televisivo della rete CNEWS.

D’altra parte, agli occhi di molti quotidiani, gli scombussolamenti politici di questi ultimi anni sono l’occasione per ridare lustro ai giornali. Diceva Thomas Jefferson (1743-1826): la stampa “è un formidabile censore dei funzionari pubblici: accusando questi ultimi davanti al tribunale dell’opinione pubblica, produce pacificamente cambiamenti, che altrimenti dovrebbero essere introdotti dalla rivoluzione. È anche il miglior strumento per illuminare la mente dell’uomo e migliorarlo come essere razionale, morale e sociale”.

Infine, c’è chi osserverà che i buoni risultati del quotidiano fondato da Hubert Beuve-Méry dipendono anche dalla lingua francese – dopotutto una Weltsprache (una lingua mondiale). È possibile, anche se delle 30mila copie vendute in edicola appena 4mila sono acquistate all’estero. Non basta. A una mia specifica domanda sul numero di abbonati digitali residenti all’estero, la casa editrice mi ha risposto che sono tra i 40mila e i 60mila, ossia tra il 10 e il 15% del totale.

Una ultima considerazione sui conti aziendali: la diffusione del giornale rappresenta il 68% del giro d’affari della Société éditrice du Monde (la pubblicità appena il 22%). Nel 2020, il 68% dei ricavi derivanti dalle vendite proveniva per il 25% dagli abbonamenti digitali, per il 23% dalla vendita in edicola e per il 20% dagli abbonamenti su carta. La casa editrice punta al milione di abbonati da qui al 2025.

(Nella foto tratta da internet, Hubert Beuve-Méry (1902-1989), fondatore del quotidiano Le Monde nel 1944. Usava dire: “Il giornalismo è il contatto e la distanza”).
 
  • carl |

    Da anni quotidiano lettore di Le Monde, prima su carta e poi on-line (per quanto possibile, dato che non sono abbonato) condivido pienamente il Suo articolo .

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