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Terroristi italiani – Le ragioni molto francesi della scelta del presidente Macron

È facile dare una interpretazione tutta italiana della decisione personale di Emmanuel Macron di permettere l’estradizione in Italia di alcuni ex terroristi che avevano trovato rifugio in Francia negli anni 70 e 80. C’è chi vi ha visto la conferma di un nuovo rapporto tra Italia e Francia e chi addirittura ha ritenuto la scelta di Parigi una vittoria diplomatica del presidente del Consiglio Mario Draghi. 
 
In realtà, la decisione del presidente Macron potrebbe essere stata presa soprattutto in una ottica francese. Il desiderio è di depennare dalla scena politica una vicenda imbarazzante che avrebbe potuto essere oggetto di critiche in politica interna, soprattutto dal fronte più conservatore, a ridosso dell’incerto voto presidenziale del maggio 2021. 
 
Gli ex terroristi italiani trovarono rifugio in Francia grazie all’appoggio dell’allora presidente socialista François Mitterrand (1916-1996). L’uomo politico ebbe nel corso della sua vita molti abiti. Negli anni della guerra è stato vicino a Vichy, successivamente ha combattuto Charles de Gaulle, poi è giunto all’Eliseo nel 1981 con l’appoggio di Georges Marchais, leader di uno dei partiti più massimalisti dell’Europa occidentale. 
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Oggi ricordiamo François Mitterrand per le sue scelte coraggiose in politica europea o per la sua decisione di abolire la pena di morte. Dimentichiamo che con il suo arrivo al potere impresse una svolta radicale alla politica economica, nazionalizzando d’autorità decine di banche e imprese. Tra le altre, Paribas e Saint-Gobain. Nel 1982 il deficit pubblico triplicò rispetto all’anno precedente. Ai tempi quattro ministri erano membri del PCF. 
 
Solo nel 1984, la politica economica divenne più ortodossa. Primo ministro era Laurent Fabius, che rimase all’Hôtel de Matignon fino al 1986 alla guida di un governo composto da partiti di sinistra, escluso però il PCF. La scelta di dare rifugio ai terroristi italiani giunse in quel periodo. Fu un omaggio al ruolo della Francia, terra d’asilo e figlia della Rivoluzione e dei diritti umani. 
 
La decisione di François Mitterrand, tuttavia, divise profondamente la società francese, tanto più che giungeva sulla scia di scelte molto controverse in materia economica. Fu apprezzata da molti esponenti di sinistra – associata all’abolizione della pena di morte; ma anche criticata da elettori più conservatori. Lo stesso neogollista Jacques Chirac, presidente dal 1995 al 2007, annunciò pubblicamente che non si sarebbe opposto a una eventuale richiesta di estradizione. 
 

La scelta di Emmanuel Macron va vista anche in questo contesto. Un sondaggio pubblicato all’inizio del mese dal Journal du Dimanche, dà all’attuale presidente il 54% delle intenzioni di voti; a Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, il 46%. Preoccupato dalla forza di quest’ultima negli studi demoscopici, l’uomo politico tenta in questo modo di strizzare l’occhio all’elettorato più conservatore. Se poi facilita il rapporto con l’Italia, questo è probabilmente un effetto collaterale.

(Nella foto, il presidente francese Emmanuel Macron, 43 anni, e il premier italiano Mario Draghi, 73 anni)