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La crisi da pandemia virale non è simmetrica (e la Francia non è una nuova Italia)

Ad alcuni, la situazione francese è parsa negli ultimi mesi una occasione per esprimere un certo Schadenfreude, vale a dire una surrettizia felicità per le difficoltà altrui, come dicono i tedeschi. Tra le altre cose, gli stessi avevano notato il forte aumento del debito pubblico a nord delle Alpi. Forse quest’ultimo sentimento ha addirittura contribuito alla perenne e colpevole procrastinazione del Governo Conte nel mettere a punto il piano di rilancio nazionale.

4759799-le-president-emmanuel-macron-accueille-s-950x0-2Secondo i dati elaborati dall’economista Marc Touati, la Francia è diventata nel 2020 il maggior contributore di debito pubblico dell’intera zona euro, superando l’Italia. Nel contempo, le previsioni economiche europee prevedono per il 2020 un debito francese pari al 116% del prodotto interno lordo, rispetto al 70% tedesco e al 160% italiano.

Devo immaginare che il governo Draghi non commetterà l’errore di ritenere che la Francia sia diventata una seconda Italia. Il più recente rapporto economico della Commissione europea, pubblicato la settimana scorsa, smentisce una volta per tutte che la crisi sanitaria ed economica del 2020 sia stata simmetrica, ossia abbia colpito tutti i paesi nello stato modo. Non solo lo shock si è rivelato diverso, ma anche la ripresa appare diversa. L’Italia arranca rispetto ai suoi partner.

Sempre la  Commissione europea prevede che la crescita francese nel 2021 sia due punti percentuali in più rispetto a quella italiana (del 5,5 rispetto a 3,4%). Anche nel 2022, la Francia dovrebbe fare meglio dell’Italia: 4,4% rispetto al 3,5%, nonostante in questo momento il ritardo nella campagna di vaccinazioni.

Dalla sua, il paese ha una classe politica preparata, una amministrazione statale efficiente e soprattutto una notevole lucidità di analisi. Il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha appena scritto un nuovo libro (L’ange et la bête – Mémoires provisoires, 345 pagine, Gallimard) in cui tra le altre cose fa un parallelo tra il 1661 e il 2021.

Nel 1661, muore il cardinale Mazzarino e Luigi XIV assume il controllo totale dello Stato. Nicolas Fouquet, fino ad allora intendente alle Finanze, viene sostituito da Jean-Baptiste Colbert. La Monarchia diventa assoluta, l’economia dirigista, e il paese si modernizza.

Nel 2021, secondo il ministro, la crisi sanitaria ed economica ha messo in luce le debolezze dell’attuale organizzazione francese del potere: troppi parlamentari, governi pletorici, una diarchia tra presidente e premier sempre confusa, un ruolo troppo politicizzato del Consiglio costituzionale. Tutti elementi che contribuiscono a un tessuto economico troppo farraginoso per assicurare una riduzione del debito.

Ieri come allora, sostiene Bruno Le Maire, al centro della transizione è l’amministrazione delle Finanze. Al netto delle ambizioni personali dell’autore, l’establishment francese è ben consapevole dei danni che l’eccesso di debito pubblico provoca sulle aspirazioni politiche di un paese. La sfida del nuovo premier Mario Draghi sarà di trasmettere questa sensibilità anche gli italiani.

(Nella foto, il presidente Emmanuel Macron e il presidente Sergio Mattarella nel Castello d’Amboise in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci nel 2019)

 

  • habsb |

    egr. dr. Romano

    è assai difficile condividere il suo sguardo ottimista sulla leadership francese attuale.
    Senza raggiungere gli estremi di incompetenza, dilettantismo e disonestà di molti esponenti politici italiani (per fortuna eclissati dal nuovo gabinetto Draghi), siamo pero’ in presenza di una compagine transalpina senza alcuna preparazione nei vari campi dell’attività economica e industriale sui quali la Francia come l’Italia è vieppiù surclassata, marginalizzata ed esclusa.

    Una breve ricerca sui curriculum accademici e professionali dei ministri francesi configura il cliché del (o della) quarantenne, laureato in Lettere o Studi Politici, e immerso da sempre nei meandri della politica, senza quindi la minima conoscenza di alcun universo industriale o commerciale.

    Il Le Maire da Lei citato è un rampollo cinquantenne dell’alta società parigina, padre alto dirigente di Total, e madre addirittura aristocratica, laureato in Letteratura, prima del passaggio obbligato alla Scuola di Amministrazione.
    Cosa conosce questo signore dell’industria e del commercio che pretende regolare come facevano Fouquet o Colbert (si parva licet..) ?

    Paragoniamo un po’ questo altezzoso letterato ai suoi corrispettivi svizzeri, (10 anni di più e 20 anni di carriera come manager o azionisti di società private), o anche coreani, ugualmente 60enne e laureato in economia in Corea, in Inghilterra e detentore di MBA

    Da sempre occupato da letterati, il dicastero francese dell’Economia e della Finanza ha aggravato sempre più la situazione dei nostri amici d’oltralpe.
    Il debito statale francese non ha fatto che aumentare esponenzialmente dal 1980, ed è addirittura triplicato negli ultimi 20 anni.

    Nel frattempo la Francia ha perso la maggior parte delle sue industrie, e battuto sempre nuovi record per numero di disoccupati, oggi oltre 6 milioni.
    Per produzione industriale è perfino scivolata dietro all’Italia, che è tutto dire.

    D’altronde l’impatto del Covid sull’economia francese è stato e sarà drammatico, perché il Covid colpisce proprio i settori di forza tradizionali dei francesi (aeronautica, e turismo,)

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