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Lettera a un elettore euroscettico – I vantaggi del mercato unico per l’Italia

Nei giorni scorsi, il vice premier leghista Matteo Salvini, 46 anni, ha spiegato, riferendosi alle critiche bruxellesi sul fronte dei conti pubblici: “Siamo noi che diamo sei miliardi all’Europa e dovremmo essere noi a richiamarla, non viceversa. Chi vota Lega sa che stracceremo alcuni vincoli europei. Mi sembra che sia venuto il momento di cambiare le regole europee”.

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A qualche giorno dal voto europeo del 26 maggio, la Fondazione Bertelsmann ha pubblicato mercoledì 8 maggio una illuminante ricerca su quanto il mercato unico sia di beneficio alle singole regioni europee. I dati sono interessanti. Confermano alcune impressioni, ma al tempo stesso rivelano novità sorprendenti. Prima di tutto, le conferme. Del mercato unico gode in particolare una regione che va dal Sud della Germania al Nord dell’Italia all’Est della Francia. Questa ampia regione è uno straordinario crocevia di scambi commerciali, diversità culturali, mobilità professionali, innovazioni imprenditoriali e non ultimo arricchimenti personali. L’antica Europa carolingia è oggi la core Europe, come viene chiamata in gergo comunitario.

Ciò detto, si legge nella ricerca, “il mercato unico – con le sue quattro libertà di movimento delle persone, dei capitali, delle merci e dei servizi – offre un benessere più elevato, una produttività più elevata (…) a tutti gli stati membri, mentre i paesi che sono fuori dal mercato unico sono messi (leggermente) peggio a causa dell’esistenza stessa del mercato unico”. In termini monetari, l’aumento del benessere annuo va dai 193 euro pro capite della Bulgaria ai 2.914 euro della Svizzera, che pur non appartenendo all’Unione gode dei vantaggi del mercato unico.

La ricerca contiene alcune sorprese. A beneficiare maggiormente del grande mercato unico sono tre regioni metropolitane: Zurigo, Londra e Bruxelles. La prima città, centro finanziario della Svizzera, è fuori dall’Unione europea (3.590 euro di aumento del benessere pro capite). La seconda è la capitale di un paese, la Gran Bretagna, che disperatamente sta cercando di uscire dall’Unione, finora senza riuscirvi (2.700 euro). Solo la terza città, capitale del Belgio e sede di molte istituzioni comunitarie, è a pieno titolo nell’Unione europea e nella zona euro (2.400 euro).

Ora guardiamo all’Italia. La ricerca conferma l’evidente spaccatura del paese, tra un Nord ricco e moderno e un Sud più povero e arretrato (lo stesso vale in misura minore, tra l’Est e l’Ovest della Germania o della Francia così come tra Londra e il resto del Regno Unito). La Lombardia registra un aumento annuo pro capite del benessere di 1.081 euro, le province di Bolzano e di Trento rispettivamente di 1.372 e di 1.073 euro. Nel Sud del paese, gli aumenti del benessere sono assai più bassi: 392 euro in Calabria e 394 euro in Sicilia. Divari si ritrovano anche tra il Baden-Württemberg e il Meclemburgo-Pomerania Occidentale, o tra l’Alsazia e il Limousin. “I nostri risultati suggeriscono che la partecipazione al mercato unico sarebbe un fattore che rafforza le divisioni pre-esistenti nei paesi”, ammettono Giordano Mion, dell’Università del Sussex, e Dominic Ponattu, ricercatore della Fondazione Bertelsmann. Come dire che il mercato unico aiuta tutti, ma soprattutto la core Europe.

Le cifre relative all’Italia non possono sorprenderci. Il divario tra Milano e Roma, solo per fare un esempio, è sotto agli occhi di tutti. Sorprendenti invece sono la sfrontatezza di una parte consistente della classe politica italiana che spudoratamente sventola dinanzi agli elettori i presunti vantaggi di una illusoria libertà dall’euro e dall’Europa che rischiano di tradursi in autarchia e miseria, non solo economica, anche intellettuale. Piagnucolare in modo vittimistico o peggio rivendicare con arroganza, tra le altre cose perché l’Italia è un contributore netto del bilancio comunitario significa non capire, o far finta di non capire, che il denaro serve a sviluppare un mercato unico enorme fonte di ricchezza per lo stesso paese. La sfida italiana non è di uscire dall’euro; ma di meglio integrare il paese e in particolare il Meridione al resto dell’Europa.

(Nella foto, alcuni leader nazionalisti riuniti in Piazza del Duomo a Milano sabato 18 maggio intorno al ministro degli Interni, vice premier e leader della Lega Matteo Salvini)

  • Bruno |

    La raccomandazione sull’integrazione può in ogni caso essere estesa ad ogni paese della UE con pari dignità dell’Italia. Se l’Europa fosse veracemente sulla strada dell’Unione, le sue istituzioni parlerebbero diversamente riferendosi al nostro paese. Paese mai stato ricco ma pur dignitoso. Se c’è un debito e se probabilmente una sua frazione seppur piccola è dovuta ad inefficienze ed inefficacia della nostra politica, non per questo ci dovrebbe essere la volontà di punire una nazione intera ma al contrario un proponimento più solidaristico. L’italia, abbiamo capito, non può con le proprie risorse e forze ridurre drasticamente questo debito. L’Europa deve varare un piano che comprenda vere è proprie azioni di cancellazione di porzioni questo fardello compensate da misure inoppugnabili di prevenzione alla formazione di nuovo debito. Solo così l’europa potrà evolversi in qualcosa di diverso di un semplice mercato comune economico. Ricordiamoci infine che i nostri contributi stanno contribuendo a tirare fuori da un atavica povertà alcuni paesi europei che in aggiunta possono ancora giocare con le ragioni di scambio della loro valuta rispetto all’euro. Perché l’Europa non estende forzosamente l’euro a tutti i giocatori? Non ci sarebbe una svalutazione benefica della moneta per tutti? E non ci sarebbe maggiori profitti e quindi maggiori investimenti in Europa dei paesi più ricchi nell’interesse di crescita di tutta l’unione? E non è quello che ha fatto la Germania ovest con l’est?

  • Beda Romano |

    @Carlo. Approfitto del suo commento qui sotto per spiegare come gestisco questo blog. Reagisco ai messaggi quando ricevo domande precise o quando nei commenti vi sono leggerezze fattuali che mi sembra giusto chiarire. Non rispondo quando si tratta di reagire a delle opinioni: ognuno è libero di avere le proprie. Peraltro, credo che il lettore dovrebbe comunque avere l’ultima parola.
    B.R.

  • Carlo |

    Beda non sa più dove arrampicarsi 🙂 imbarazzante

  • carl |

    Mah…? Sig.”habsb” Lei aggiunge (e nel contempo semplifica…)un altro tema complesso.. Quello che abborda il tipo di gestione economica che può essere misto, cioè un mix pubblico-privato (che peraltro non diede eccessivamente brutte risultanze nell’Italia nostra al tempo dell’IRI Prodiano…:o) e la presunta allergia alla struttura “Comeconica” di taluni Paesi-rana dell’est europeo… Mentre ciò cui posso accennare in un commento è che il problema in fondo (oltre che di fondo) e che sia per quanto riguarda una gestione centralizzata/pianificata (che vanta successi nell’Asia Maior) sia quella mista (IRI Prodiano) ed infine quella “selvatica” e/o allergica alle regole, risiede in quale sia la caratura dei gestori/decisori, di quali mezzi essi dispongano ed altre ed eventuali..
    A parte questo cerchiamo cmque di evitare che riemergano e si radicalizzino antagonismi autocefalistici-sovran-populisti che possono facilmente “trasmutarsi” sic et simpliciter nei beceri nazionalismi d’antan…

  • habsb |

    sig. Carl

    credo sia rimasto un po’ indietro

    Oggi l’Europa, e ancor piu’ con la partenza dei britannici, non e’ più come lei crede un dialogo fra popoli germanici e popoli latini, con i francesi in privilegiata posizione di arbitri.

    Invece gli equilibri economici e anche ideologici vedono un’Europa composta da due anime: da una parte i pesanti sistemi statalisti e socialdemocratici, tipici dei paesi latini dell’Europa sud-occidentale con la Francia in prima fila, e dall’altra i paesi dell’Europa centro-orientale, ostili a ogni forma di un socalismo che hanno conosciuto fin troppo bene. Il ruolo di arbitro è passato alla Germania, che è anche il paese di gran lunga più potente economicamente.

    Speriamo che l’Europa abbandoni come lei auspica gli antagonismi passati, e diventi un’occasione per la prosperità di ognuno, grazie a quello di spirito di emulazione e competizione che ha fatto la sua grandezza.

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