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Commissari europei – Le dichiarazioni di interessi: indulgenti o sagge?

Sono iniziate oggi a Bruxelles le audizioni parlamentari dei 27 commissari candidati alla prossima Commissione europea. Il presidente dell’esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker, non verrà ascoltato dai deputati. In luglio, l’ex premier lussemburghese ha letto infatti un discorso programmatico dinanzi all’assemblea di Strasburgo e ha ricevuto la fiducia.

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Le audizioni sono state precedute dalle risposte scritte dei commissari alle domande dei parlamentari e dalla pubblicazione di una cosiddetta “dichiarazione di interessi”. Prevista da un codice etico della Commissione europea, la nota è piuttosto precisa. Chiede all’interessato di elencare le posizioni e gli incarichi degli ultimi 10 anni in fondazioni, in istituzioni educative e in aziende pubbliche o private. La persona deve anche precisare se nell’ultimo decennio ha avuto altre attività professionali o di consulenza. Nel contempo, deve elencare tutte le sue attuali posizioni. Sul fronte finanziario, il codice etico della Commissione prevede che l’interessato elenchi tutte le azioni o altri strumenti finanziari in suo possesso. Deve anche dettagliare gli attivi immobiliari. Tuttavia, il candidato non deve elencare né le azioni o obbligazioni detenute in un portafoglio gestito da una banca, né le proprietà immobiliari a suo uso personale. Non deve neppure dare una stima del proprio patrimonio. A tutta prima, la dichiarazione di interessi non sembra particolarmente esigente; anzi potrebbe sembrare ricca di scappatoie. Evidentemente, l’obiettivo europeo in questo caso è di mettere in luce potenziali conflitti d’interesse, non di capire quanto una persona sia ricca (o quanto evada il fisco). Mi sono rivolto ad Antonio Gravili, portavoce della Commissione per le relazioni interistituzionali e per l’amministrazione, pur di avere una valutazione ufficiale. Ecco la sua risposta.“E’ proprio per evitare conflitti d’interesse che i candidati devono dichiarare solo ciò che potrebbe comportare un conflitto d’interesse”. La dichiarazione “non vuole essere una lista omnicomprensiva di attivi. Come in tutte le altre aree relative alle regole etiche, l’onere dell’onestà spetta al commissario. Questi deve dichiarare tutto ciò che potrebbe portare a un conflitto d’interesse. Se qualcosa dovesse emergere in futuro, anche dopo la fine del suo mandato, (…) i commissari possono essere sanzionati (per esempio attraverso una riduzione dei loro diritti pensionistici). Peraltro, la dichiarazione deve essere mandata ai parlamentari europei prima dell’audizione, consentendo ai deputati di verificare l’attestazione e chiedere maggiori dettagli o aspetti che a loro sembrano mancare”. In tempi di crisi politica, molti paesi hanno deciso di mettere i patrimoni delle personalità pubbliche sotto al microscopio. In Italia o in Grecia, ma anche in Francia e in Germania, deputati e ministri devono dettagliare il loro patrimonio, fino a specificare in alcuni casi anche la marca della loro automobile privata. In alcuni paesi, la scelta è dettata dall’obiettivo della lotta all’evasione fiscale. In altri dal moltiplicarsi di gravi scandali finanziari. In altri ancora ha contribuito a questa scelta la presenza in politica di ricchissimi imprenditori, protagonisti di straordinari conflitti d’interesse. In Europa, la partita si gioca su piani evidentemente diversi. A tutta prima, le regole comunitarie possono sembrare pericolosamente lasche. Perché escludere dalla dichiarazione il portafoglio gestito da una banca? Pensare che questo non possa essere oggetto di acquisti o vendite di titoli voluti dal cliente, e non solo per decisione esclusiva dell’istituzione finanziaria, è ingenuo. Eppure, a ben pensarci, non è un male forse evitare di costringere una persona a rendere di pubblico dominio attivi finanziari e patrimoni immobiliari. Dichiarazioni troppo trasparenti e precise hanno contribuito in questi anni a una sgradevole e pruriginosa curiosità dell’opinione pubblica, in evidente contraddizione con le regole della privacy difesa strenuamente in altri campi. C’è di più. Attestazioni troppo precise rischiano di diventare delle implicite licenze deresponsabilizzanti. Spetta al commissario essere onesto; alle autorità comunitarie di verificare possibili violazioni della legge; alla stampa e al Parlamento di denunciare eventuali conflitti d’interesse.

(Nella foto, Miguel Arias Cañete, 64 anni, candidato-commissario al clima e all’energia. Per questo motivo, l’uomo politico spagnolo ha preferito vendere azioni petrolifere in suo possesso)

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