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La UE chiude l’era dell’austerità – 23/04/13

BRUXELLES – Nonostante la pubblicazione ieri di dati spesso negativi sull’andamento dei conti pubblici in alcuni paesi europei, la Commissione ha segnalato nuovamente un atteggiamento più accomodante nel valutare la deriva delle finanze statali. La presa di posizione è giunta dopo che Eurostat ha pubblicato le cifre relative al 2012 sul debito e deficit nei 27 paesi dell’Unione. Francia e Spagna hanno sforato gli obiettivi del 2012 e potrebbero fare altrettanto nel 2013.


Parlando qui a Bruxelles, il presidente della Commissione
ha preso le distanze dall’austerità a tutti i costi: “Pur convinto che questa
politica sia fondamentalmente giusta, credo abbia raggiunto i suoi limiti”.
José Manuel Barroso ha poi aggiunto: “Perché una politica abbia successo non
deve soltanto essere messa a punto correttamente, deve avere anche un minimo
sostegno politico e sociale”. Una scelta binaria tra crescita e austerità è
“completamente sbagliata”, ha precisato.

Barroso ha definito “indispensabile” il risanamento
dei conti pubblici, che comunque deve essere associato con “misure di breve
termine a favore della crescita”, come sancito dall’ultimo consiglio europeo.
L’ex primo ministro portoghese ha ribadito poi la volontà della Commissione di
avere un atteggiamento comprensibile nei confronti dei paesi che hanno ancora
un deficit eccessivo: “Anche se la politica di correggere il disavanzo è
fondamentalmente giusta, possiamo sempre discuterne il ritmo”.

La Commissione europea, ha detto sempre Barroso,
"sta proponendo – la decisione finale spetta all’Eurogruppo e all’Ecofin – una
estensione delle scadenze per alcuni paesi”. Almeno due paesi sono usciti allo
scoperto in questi ultimi tempi chiedendo ufficialmente più tempo per ridurre
il proprio disavanzo pubblico. La Francia vorrebbe poter diminuire il proprio
deficit sotto al 3,0% del Pil nel 2014, anziché nel 2013. La Spagna invece
punta al 2015, anziché al 2014.

Proprio ieri Eurostat, il braccio statistico
dell’Unione, ha pubblicato le stime del 2012 relative a deficit e debito per i
27 stati membri dell’Unione. A livello di zona euro, i dati mostrano da un lato
un calo del deficit, dall’altro un aumento del debito. Il disavanzo aggregato è
sceso dal 4,2 del 2011 al 3,7% del prodotto interno lordo del 2012. Sempre a
livello di unione monetaria, il debito invece è salito dall’87,3 al 90,6% del
Pil.  Più interessanti i dati
nazionali.

Sia la Francia che la Spagna hanno sforato gli
obiettivi del 2012, come previsto d’altronde. Il deficit francese è stato del
4,8% anziché del 4,5%, quello spagnolo è stato del 7,1% anziché del 6,3%. La
Commissione ha confermato che il 29 maggio pubblicherà nuove raccomandazioni e
in quella occasione deciderà se ai due paesi potrà essere concesso più tempo
per risanare i conti pubblici. Molti diplomatici qui a Bruxelles si aspettano
che l’aiuto verrà dato, alla luce della crisi sociale in cui versa l’Europa.

Dei 27 paesi dell’Unione, 17 hanno avuto nel 2012
un deficit superiore al 3% del Pil. Gli stati membri con un disavanzo particolarmente
basso erano l’Estonia, la Svezia, la Bulgaria, il Lussemburgo, la Lettonia e la
Germania (che l’anno scorso ha addirittura registrato un surplus di bilancio
pari allo 0,2% del Pil). “Nel 2012, rispetto al 2011, 13 stati membri hanno
registrato un miglioramento del loro saldo, 12 stati membri hanno subito un
deterioramento, due sono rimasti stabili”, ha detto Eurostat.

Mentre cresce la polemica su una politica troppo
concentrata sull’austerità, tale da peggiorare la situazione economica, la
Commissione è alla ricerca di un giusto equilibrio. Le ultime riforme della
governance europea in questo campo prevedono fattori mitiganti ed elementi restrittivi.
Da un lato, le nuove regole mettono l’accento anche sull’evoluzione del debito
pubblico, con l’obbligo di ridurlo di un ventesimo all’anno; dall’altro permettono
di calcolare l’andamento del deficit al netto del ciclo economico.

L’appello dei leader del G-20 per un risanamento
più equilibrato dei conti pubblici è nei fatti “una predica ai convertiti”, ha
detto a Washington nel fine settimana Olli Rehn, il commissario agli affari
monetari. A Bruxelles si vuole ora mettere l’accento tanto sulle misure di
riduzione dell’indebitamento che sugli sforzi per riformare l’economia. L’esercizio
di equilibrismo non è facile: la Commissione dovrà tenere conto sia delle
diverse posizioni degli stati membri che delle pressioni dei mercati.

BEDA ROMANO