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Unione bancaria – I prerequisiti minimi secondo Jacques de Larosière

Jacques de Larosière è un grande vecchio dell'establishment europeo. Ex giornalista, ex governatore della Banca di Francia, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, ex presidente della Banca europea per lo sviluppo e la ricostruzione, Larosière è un signore distinto di 83 anni, che ha lasciato dietro di sé le ambizioni personali e gli interessi nazionali che spesso nei primi decenni della vita influenzano (inquinano?) l'esistenza di una persona. Nel fine settimana ha partecipato alla riunione informale che i ministri delle Finanze hanno tenuto a Dublino.

Jacques de Larosière
In questa circostanza, ha dato il suo punto di vista sul futuro dell'unione bancaria, il progetto che dovrebbe consentire all'Unione di dotarsi di un sistema integrato di sorveglianza bancaria, risoluzione bancaria e garanzia dei depositi. Sono tre tasselli indispensabili per evitare che la crisi finanziaria trascini con sé l'intera unione monetaria, ma che oggi sono oggetto di acceso negoziato tra gli stati membri. Il passaggio della vigilanza creditizia dagli stati membri alla Banca centrale europea (BCE) dovrebbe avvenire nei prossimi mesi dopo l'ultimo via libera dell'Ecofin nel fine settimana. Su questo fronte, Larosière ha messo l'accento su alcuni aspetti. Prima di tutto ha avvertito che la vigilanza unica potrà funzionare solo se vi sarà "piena fiducia e comunicazione tra le autorità di sorveglianza nazionali e la stessa BCE". L'istituto monetario deve poter avere accesso a tutti i dati in mani nazionali. "Sembra ovvio, ma in realtà non è un aspetto così facile da imporre". Prima che l'istituto monetario assuma le nuove responsabilità, Larosière suggerisce "una valutazione molto precisa della situazione delle banche in tutti i paesi dell'Unione", una precondizione che rischia di essere controversa in quei paesi che temono di scoprire imbarazzanti buchi finanziari.


In terzo luogo, l'ex banchiere centrale è convinto che a una vigilanza unica debba essere associata un'autorità europea responsabile della risoluzione delle banche in crisi che sia credibile e indipendente. Una proposta legislativa è attesa da parte della Commissione. "La nuova autorità deve poter interagire con la BCE, ma non dovrebbe essere gestita o diretta dalla BCE", per evitare conflitti d'interesse tra politica monetaria e vigilanza bancaria. Sempre secondo Larosière, le regole sulla risoluzione degli istituti di credito in crisi devono essere omogenee in tutta Europa. Gli stati membri non devono avere una eccessiva discrezionalità in questo campo, altrimenti a rischio sarebbe l'integrità del mercato unico. "E' essenziale – ha avvertito Larosière – evitare di erodere i poteri" dell'Autorità bancaria europea che sarà chiamata a regolamentare il mercato unico. Il salvataggio di una banca, secondo l'ex banchiere centrale francese, deve essere finanziato in prima battuta dagli investitori (azionisti, obbligazionisti, correntisti) e poi dalla mano pubblica. "In casi eccezionali, quando un paese non è in grado a causa di restrizioni di bilancio di contribuire la totalità dell'assistenza, la questione dell'uso di qualche forma di fondi mutualizzati dovrebbe essere presa in considerazione, sottoposta alle appropriate condizioni". L'unico aspetto su cui l'ex direttore generale dell'FMI sembra transigere è quello della garanzia comune dei depositi bancari: "Per principio, uno schema federale dei depositi bancari è necessario, ma credo che in questo momento un tale schema potrebbe creare serie difficoltà e comportare problemi di azzardo morale. Solo dopo che i paesi avranno rivisto significativamente le loro politiche strutturali e di bilancio (…) e quando le banche saranno ben capitalizzate e vigilate, uno schema comune di garanzia dei depositi potrà essere creato". Questa presa di posizione, per molti versi ragionevole, piacerà ai paesi che sono preoccupati di dover garantire i depositi di altri paesi, sulla base di una vigilanza ancora neonata. Mentre i 27 litigano su molti aspetti dell'unione bancaria, Larosière ha voluto tratteggiare i requisiti minimi di un'unione bancaria: comunicazione trasparente tra autorità di vigilanza, piena omogeneità delle regole di risoluzione delle banche in crisi, pronta solidarietà tra gli stati membri nel caso di necessità. Su tutti questi fronti, oggi le tensioni tra i governi sono evidenti (come ha dimostrato anche il dibattito all'Ecofin). L'ex governatore non si è pronunciato sulla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), un principio che dovrebbe scattare non appena la BCE vigilerà sugli istituti di credito. Anche questo nodo è controverso e sta dividendo i paesi, tra chi lo considera indispensabile per spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani e chi invece ne teme le ripercussioni di azzardo morale. In questo contesto, la strada tracciata da Larosière davanti ai ministri finanziari questo fine settimana sarà utile nei prossimi mesi per capire – in ultima analisi – quanto sarà ambiziosa la riforma europea.

 

(Nella foto, l'ex banchiere centrale Jacques de Larosière, nato a Parigi nel 1929)

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