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Il lutto di un paese – Dal piccolo Belgio, una grande lezione di stile

Si è svolta ieri a Lommel, in Belgio, la prima delle due cerimonie pubbliche in ricordo dei ventidue ragazzi e sei adulti rimasti uccisi nel terribile incidente di autobus della settimana scorsa in Svizzera, nel cantone di Valais. Alla cerimonia multiconfessionale, nella Soeverein Arena della cittadina fiamminga, hanno partecipato circa seimila persone. Cinquemila nella sala, altre mille persone hanno seguito la cerimonia da uno maxischermo installato all'esterno.

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Oggi si è tenuto il secondo funerale a Lovanio, questa volta cattolico. Le autorità belghe e svizzere hanno fatto del loro meglio per difendere la privacy e il lutto delle famiglie delle vittime, con alcune scelte particolarmente coraggiose in questi tempi di forte mediatizzazione. Prima di tutto, il primo ministro belga Elio Di Rupo, che si è recato a Sierre all'indomani della tragedia, ha voluto depositare una corona di fiori nel tunnel dove è avvenuto l'incidente senza la presenza dei giornalisti e dei fotografi. Unico testimone dell'evento ammesso alla presenza del capo del governo un giornalista dell'agenzia di stampa nazionale Belga. Successivamente, al momento del rimpatrio delle salme, la stampa non ha potuto né assistere, né tanto meno filmare il momento in cui i militari svizzeri e belgi hanno caricato i feretri su due aerei C-130. I giornalisti sono rimasti fuori dall'aeroporto militare di Sion, e neppure da lontano hanno potuto osservare la scena. Gli aerei sono stati infatti parcheggiati dietro a una piccola montagnola, al riparo dagli sguardi.


Anche all'arrivo all'aeroporto militare di Melsbroek, vicino a Bruxelles, i cronisti sono stati tenuti a distanza mentre alle salme è stato riservato un saluto militare. La stampa belga ha tendenzialmente seguito le regole imposte dalle autorità nazionali in questa circostanza. In un articolo per il quotidiano La Libre Belgique, i direttori delle reti televisive hanno spiegato che mai prima di questa volta avevano accettato di mandare in onda le stesse immagini, scarne e assetiche, filmate dagli operatori dell'esercito belga in occasione dell'atterraggio degli C-130 al Melsbroek: "L'ideale – ha spiegato Jean-Pierre Jacqmin, il responsabile dell'informazione alla RTBF, la società radiotelevisiva pubblica – sarebbe stato di lavorare con una squadra di professionisti, che avrebbe assicurato la nostra indipendenza e autonomia redazionale, ma capisco perfettamente che non abbiano voluto avere una folla di giornalisti ai piedi degli aerei". Nello stesso modo, i membri del governo hanno deciso di non partecipare, come è invece tradizione, ai talk-shows televisivi della domenica. Le autorità hanno organizzato nel fine settimana una camera ardente a Lovanio. Giornalisti, fotografi e telecamere hanno potuto filmare all'interno del municipio della città universitaria solo prima dell'arrivo della folla. Una volta iniziata la processione di tutti coloro che volevano rendere omaggio alle vittime, la stampa è stata allontanata. Ultimo dettaglio: nella cerimonia di ieri a Lommel sono stati autorizzati a lavorare solo fotografi di Belga, con l'impegno di rispettare il lutto dei famigliari. Le immagini sono poi state distribuite a tutta la stampa. Ciò detto, non sono mancate le polemiche o gli scivoloni. A Lommel o a Heverlee, le due cittadine da cui provenivano gran parte delle vittime, la popolazione ha protestato per "l'intrusione di molti giornalisti stranieri". Magazine, il settimanale del quotidiano Le Soir, ha pubblicato nel suo ultimo numero – con tanto di foto – la testimonianza di un suo inviato che per caso si è trovato a viaggiare in aereo con alcuni ragazzi sopravvissuti all'incidente. La scelta si è rivelata discutibile, tanto più che è avvenuta in un contesto in cui il Belgio ha dimenticato per un momento le sue numerose divisioni e ha dato una lezione di stile a molti paesi europei. 


(Nella foto, il Re Alberto II del Belgio e la Regina Paola durante il minuto di silenzio in ricordo delle vittime alle 11 di venerdì 16 marzo 2012)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • frodo |

    cosa centra la libertà di stampa con lo sciacallaggio lo sa solo italian man….

  • italian man |

    Ne abbiamo tutti piene le scatole dei giornalisti che fanno a gara a riempire le pagine!
    Noi italiani lo capiremo mai?
    Basta libertà di stampa!!!
    Devono pagare di prima persona i giornalisti che infrangono la privacy, quelli che raccontano balle, quelle che le stravolgono, ecc.
    I nostri giornali fanno solo danni!!!
    Bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

  • Argy |

    Grande commovente prova di civilta’, non posso immaginare, cosa accadrebbe in Italia, con i media, addosso a quella povera gente, per carpire anche solo una piccola lacrima.Un augurio per mai dimenticare i volti dei piccoli Angeli.

  • Davide |

    mettiamo che Dio esita veramente ed io lo credo, quegl’angioletti ora stanno cenando e poi andranno a giocare e a farli giocare c’è sicuramente..Dio o un suo maestro di fiducia. lo voglio credere. però..quando si trasportano bambini, si va piano..cavoli! perchè per noi umili mortali, non tornare indietro…è un dramma! i Belgi…che compostezza!!

  • Uniti! |

    Umberto@,concordo in pieno.

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