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Riuscirà Dubai a salvare l’economia tedesca?

Ci sono motivi per essere pessimisti sul futuro dell’economia tedesca e di conseguenza su quella europea, tenuto conto della crisi americana, la stretta creditizia e l’elevato prezzo del petrolio. Dopo due anni particolarmente positivi, la fiducia delle imprese è calata drasticamente negli ultimi mesi, l’ottimismo dei consumatori è ai minimi degli ultimi cinque anni, la crescita dipende fortemente dalle esportazioni e non può contare su una domanda interna sempre strutturalmente debole. Lo stesso cancelliere Angela Merkel ha ammesso che nel 2009 la Germania registrerà un netto rallentamento economico, rispetto ai risultati del 2007 e del 2008. In cuor loro le imprese, votate alle esportazioni, sperano che la frenata della congiuntura nel mondo industriale verrà compensata dalla continua crescita in Asia e nelle Americhe.

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Nei Paesi del Golfo Persico, per esempio, le entrate derivanti dal petrolio sono valutate tra 1,5 e 2,0 miliardi di dollari al giorno. Il rischio, naturalmente, è che l’inflazione elevata e il rallentamento americano pesino anche sul dinamismo economico delle economie emergenti. Per ora su questo fronte le ultime notizie restano positive.

In Brasile, a Sepetiba, 50 chilometri a Ovest di Rio de Janeiro, Thyssen-Krupp sta costruendo un impianto siderurgico: sarà per la società tedesca il più grande fuori dai confini nazionali. L’investimento ha un valore di 3,7 miliardi di euro e l’operazione vede al lavoro sedicimila persone. In Cina, dall’altra parte del mondo, il Governo cinese si appresta a inaugurare venerdì 1° agosto una tratta ferroviaria ad alta velocità che sarà percorsa da un ICE costruito da Siemens. Il treno percorrerà i 115 chilometri tra Pechino e Tianjin in 20 minuti alla velocità di 320 chilometri orari. La presenza tedesca è evidente anche nei Paesi emergenti più piccoli. Complice il prezzo del petrolio elevato i paesi produttori di greggio della regione si stanno modernizzando. Dubai, un piccolo emirato di un milione e mezzo di abitanti, è un buon esempio. Nel 2009 è prevista l’inaugurazione di una rete di metropolitana: quattro linee, 166 chilometri, 57 stazioni. Nel frattempo è in costruzione un nuovo aeroporto, il più grande al mondo: sei piste, tre terminals passeggeri, sedici terminals merci. A qualche chilometro di distanza, Dubailand è un nuovo parco di divertimenti: sarà dotato di 31 alberghi, 100 teatri, 1500 ristoranti (nella foto la grande ruota). Non sorprenderà scoprire che 600 aziende tedesche hanno messo radici nel piccolo Paese e che a Dubai i dipendenti di Siemens sono 1500, quelli di Thyssen-Krupp 700, quelli di Deutsche Bank 160. Qualche giorno fa, parlando con un conoscente che abita nell’emirato arabo, esprimevo dubbi sul futuro di una crescita così dinamica e dipendente dal petrolio. "Ci sono tanti di quei soldi – mi ha risposto – da far andare avanti la giostra per una generazione e oltre". Ma riusciranno le Dubai di questo mondo a salvare la Germania dal tracollo?