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Obiettivi primari e obiettivi secondari – Il dibattito in seno alla BCE

Nella sua ultima conferenza stampa, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha spiegato che l'istituto monetario sta riflettendo "a 360 gradi" sulla situazione creditizia nella zona euro, consapevole della frammentazione del mercato bancario e delle differenze di finanziamento che vi sono tra i diversi paesi. Dietro alla presa di posizione c'è un acceso dibattito sui compiti della BCE. Ha già fatto molto, oltre il suo mandato, per aiutare a superare la crisi economica e finanziaria, oppure ha l'obbligo morale e forse anche legale per fare di più, anche dinanzi a governi colpevolmente inattivi?

Mario Draghi
La questione non è banale tanto più che a quattro anni e mezzo dal fallimento di Lehman Brothers la recessione rimane grave, la disoccupazione continua ad aumentare. Gli ultimi dati sul finanziamento delle imprese europee sono pessimi. Secondo JP Morgan, che ha analizzato le statistiche più recenti della BCE, i prestiti immobiliari avvengono a tassi intorno al 2,86% in Germania, rispetto al 3,97 in Francia, al 3,94 in Italia e al 3,26% in Spagna. Le differenze sui prestiti alle aziende inferiori a un milione di euro sono altrettanto impressionanti: 2,92% in Germania, 4,35% in Italia, oltre il 5% in Spagna, oltre il 6% in Grecia e in Portogallo. "Crediamo che un ritorno della crescita economica in Europa dipenda almeno in parte da un miglioramento delle condizioni creditizie nel continente", ha spiegato di recente Raphael Brun-Aguerre, economista di JP Morgan. Cosa può fare la BCE in queste circostanze? Potrebbe rivedere le regole sul collaterale nelle operazioni di rifinanziamento, e quindi accettare crediti aziendali nei pronti contro termine, o addirittura acquistare i titoli di credito direttamente dalle banche, in modo da ridurre i tassi di mercato. La questione è controversa alla BCE. Alcuni banchieri centrali sono convinti che ad agire su questo fronte dovrebbero essere i governi, non l'istituto monetario, il cui solo compito è di assicurare la stabilità dei prezzi e i flussi di liquidità nel settore bancario, non l'accesso al credito delle imprese e delle famiglie. Il dibattito però è aperto.


Venerdì 5
aprile, Benoit Coeuré, il membro francese del comitato esecutivo della BCE, è
stato sorprendentemente schietto. In un discorso a Parigi, ha spiegato:
"Per restaurare l'offerta di credito è necessaria probabilmente un'azione
combinata di banca centrale e governi. Il problema della liquidità spetta alla
banca centrale e abbiamo fatto molto (…) Se queste misure appaiono
insufficienti le adatteremo. Ma la questione più fondamentale della qualità dei
bilanci bancari e della loro abilità a prestare all'economia è qualcosa che
dipende dalle autorità di vigilanza e dai governi". La presa di posizione
è coraggiosa, e si può immaginare che non piaccia ad alcuni colleghi del
consiglio direttivo, convinti che la BCE debba esortare i governi a fare la
loro parte, e non consentire loro una qualche forma di inazione sul fronte
politico. A rischio altrimenti sarebbe l'indipendenza della banca. Dietro alla dichiarazione di Coeuré si nasconde un dibattito sui veri
obiettivi della BCE. Il compito della stabilità dei prezzi è l'unico, o
l'istituto monetario raggiunto questo obiettivo ha altri doveri? In un articolo
tre giorni fa per il Social Europe Journal, Andrew Watt, un economista della Hans-Böckler
Stiftung di Colonia, ha ricordato recentemente l'articolo 127 dei Trattati:
"L'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in
appresso denominato 'SEBC', è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto
salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche
economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli
obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione
europea". Secondo l'articolo 3, gli obiettivi economici dell'Unione sono
"una crescita economica equilibrata", "la piena
occupazione", "il progresso sociale", “la coesione economica,
sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli stati membri". I
banchieri centrali, tutti i banchieri centrali, sono in ambasce. Sanno che in
mancanza di un governo europeo, il rapporto della BCE con i 17 governi
nazionali è squilibrato, e che la banca rischia di assumersi responsabilità che
non le spettano, troppo difficili da gestire nel lungo periodo. Al tempo
stesso, molti banchieri centrali sanno che proprio a causa della mancanza di un
governo europeo, i compiti della BCE non possono ridursi agli affari correnti,
a rischio di assistere alla fine dell’euro. Nel consiglio direttivo c’è quindi
chi pensa che la stabilità dei prezzi debba rimanere l’obiettivo primario e unico, e chi
pensa che all'istituto monetario spettino altri compiti, una volta raggiunta la
stabilità dei prezzi. Il Trattato è già stato oggetto di (inutili e
probabilmente inconcludenti) interpretazioni legali. L’impressione è che il dibattito
inevitabilmente crescerà in intensità. La situazione sempre più difficile
potrebbe imporre alla BCE di dare via via maggiore importanza nella sua strategia
agli obiettivi elencati nell’articolo 3. Quest'ultimo è un’arma nelle mani dei
banchieri centrali più volenterosi, un pungolo nel fianco dei banchieri centrali
più prudenti.

 

(Nella foto, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • sabino |

    E’ proprio l’art. 3 del TUE (prima parte del Trattato di Lisbona) ha chiarire qual’è il modello economico su cui si basa l’Unione e chi è il proprietario dell’UE. Ebbene ricordare che l’art. 3 è stato modificato dall’Atto Unico di Amsterdam che ha modificato l’art. .2 di Maastrich (CE), che a sua volta ha modificato l’art 2 del Trattato di Roma (CEE). Ovvero si parte dal Trattato di Roma ’57 “…per creare un economia di mercato aperta e in libera concorrenza..”, per arrivare al trattato di Lisbona 2012, con la complicità di tutti, a:”L’UE istituisce un mercato interno,…. basato su un’economia sociale di mercato fortemente concorrenziale..”. Quest’ultimo passaggio importantissimo, l’avete scientemente omesso. E’ il modello economico costituzionale della Germania, ovvero del pensiero neo-liberista. Leggetevi attentamente l’art. 3 par. 3) e par 6) sono di una portata micidiale se non criminale. il par. 6) è la norma che regola i rapporti della Commissione UE, l’unica a legiferare con atti legislativi ed esecutivi, con gli stati membri “.. in funzione delle competenze che le sono attribuite nei trattati..”. Il trattato di Lisbona è il sunto di decine e decine di trattati e accordi, non ultimi il MES (fondo salvastati) e il TSCG (fiscal compact) che non è ancora partito con oltre 50 miliardi di euro all’anno, per i prossimi vent’anni, da tagliare nella spesa pubblica.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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