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Laurent Brogniet, il vallone (belga) che vuole l’adesione alla Francia

La crisi economica e debitoria sta mettendo in difficoltà i rapporti tra centro e periferia in molti paesi europei. Nella Catalogna spagnola, un movimento indipendentista rumoreggia. Nell'Alto Adige italiano, i segnali stradali sempre più frequentemente solo in tedesco scatenano le proteste dell'establishment italofono. In Scozia, il movimento autonomista guadagna terreno.

Laurent Brogniet
E in Belgio? Tra qualche giorno, giovedì 27 settembre, la federazione Wallonie-Bruxelles celebrerà la sua festa nazionale: il giorno ricorda la fuga dei soldati olandesi davanti all'insurrezione belga nel 1830, anno in cui il piccolo regno vide la luce. Nel plat pays non passa settimana senza che la stampa racconti di "un paese sull'orlo dell'evaporazione", come spiegava di recente La Libre Belgique. Il piccolo regno non deve fare i conti solo con il desiderio fiammingo di indipendenza dal Belgio, ma anche con la tentazione vallona al ricongiungimento con la Francia. Per ora, nei due casi, il realismo ha avuto sempre la meglio sull'emotività. Nato nel 1999, il partito Rassemblement Wallonie-France ha deciso di partecipare in forza alle prossime elezioni locali del 14 ottobre, presentando candidati non tanto nei comuni ma nelle province. Il movimento guidato da Laurent Brogniet è convinto che la Vallonia dovrebbe abbandonare il paese, e rifugiarsi nelle braccia del grande vicino francese. "Nel quadro del riallacciamento della Vallonia alla Francia, la nostra diventerebbe la 23ma regione francese, accanto alla Borgogna, alla Piccardia, alla Lorena…. Le province invece diventerebbero dei dipartimenti francesi", ha spiegato di recente Brogniet. L'ultimo studio demoscopico rivela che il RWF potrebbe raccogliere appena il 4,2% dei voti in occasione del voto locale di metà ottobre. Poco importa: secondo alcuni sondaggi il 49% dei valloni richiederebbe il rattachement (il riallacciamento) alla Francia, nel caso di uno smembramento del Belgio.


Le tendenze separatiste che attraversano il paese si esprimono in modo diverso a Sud e a Nord. Mentre in Vallonia prevale il sentimento di essere belgi e nel caso di scissione la tentazione di molti francofoni è di riunirsi alla Francia, a Nord l'obiettivo dei fiamminghi è l'indipendenza. Il partito nazionalista Nieuw-Vlaamse Alliantie (N-VA) di Bart de Wever raccoglie il 40% delle intenzioni di voto a tre settimane dalle prossime elezioni locali. Ormai il N-VA pesa nelle Fiandre più dei tre partiti tradizionali messi insieme. Alle elezioni federali del 2010 il partito aveva riscosso il 27,8% dei suffragi. Il sondaggio non rifletterà forse il risultato reale della prossima consultazione locale, ma è certamente significativo. L'iniziativa di Brogniet – che negli anni scorsi aveva scelto lo slogan Wallon je suis – Français je reste – è paradossale. Non solo la salute economica della Francia si è infragilita negli ultimi anni, ma molti francesi tendono a spostarsi in Belgio, spesso per motivi fiscali, come dimostra l'ultimo caso di Bernard Arnault, il presidente di LVMH. "Affermare che le cose vanno meglio in Belgio è semplicemente propaganda – ha detto Brogniet alla stampa belga nei giorni scorsi -. Guardate ai livelli del debito belga e francese… Confrontate i servizi per la salute, l'istruzione, lo stato delle strade. Non c'è confronto possibile. La Vallonia è sotto la media europea, la Francia sopra la media europea". Il leader vallone ricorda: "Negli anni 80 ho sentito dire: non più un solo franco fiammingo per la siderurgia vallona. Mai ho sentito dire: non più un solo franco bretone per la siderurgia lorena". Addirittura un anno fa Brogniet aveva spiegato che per lui la festa nazionale vallona non è il 27 settembre, ma il 14 luglio. L'uomo politico – che assicura aver già preso contatti al vertice del partito socialista francese (PS) e dell'Union pour la majorité présidentielle (UMP) – è convinto che l'adesione della Vallonia alla République sarebbe "eccellente all'equilibrio tra la Francia e la Germania".

 

(Nella foto, Laurent Brogniet, il presidente del Rassemblement Wallonie-Bruxelles)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Beda Romano |

    Un lettore mi ha chiesto come reagiscono i francesi alla possibilità di un passaggio della Vallonia alla Francia. Una risposta: un sondaggio pubblicato nel 2011 dal Journal du Dimanche rivelava che il 60% dei francesi è favorevole al riallacciamento della regione belga al vicino meridionale.
    B.R.

  • Beda Romano |

    Non posso darle torto. D’altro canto anche l’unità dell’Europa, oltre che l’unità del Belgio, è in gioco.
    B.R.

  • Rabo |

    Ma…in un’Europa unita conterebbe tutto questo ?
    No. Ci sono anche dei comuni del Veneto che recentemente sono entrati a far parte del Trentino, mi pare. Sarebbe la stessa cosa.
    Seconda cosa: i Valloni avrebbero comunque piú “identità” (cioè: peso e “visibilità) in Belgio che in Francia.
    Stessa situazione degli svizzeri di lingua francese.
    Viele Grüße

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