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Sui grandi problemi etici la Germania è moderna, ma non troppo

Ulla Schmidt
Nei grandi dibattiti etici di questo inizio millennio, provocati per la maggiore parte dal progresso scientifico, la Germania ha posizioni per così dire centriste. Il paese non è né conservatore né progressista, per usare il linguaggio della politica. Proprio questo equilibrio è emerso ieri al Bundestag dove si è discusso della diagnosi pre-impianto, in altre parole della possibilità per una coppia di verificare la presenza di eventuali malattie genetiche di un embrione umano prima di depositarlo nell’utero di una donna. La Camera bassa del parlamento tedesco è divisa quasi equamente fra chi crede nella massima libertà e chi vuole un divieto assoluto. Tra questi ultimi a sorpresa anche alcuni depuati verdi, socialdemocratici o ex comunisti. Una minoranza propone un compromesso che prevederebbe un’analisi dell’embrione solo nel caso in cui malattie genetiche sono probabili per questioni famigliari. Dietro alle posizioni incerte della classe politica tedesca c’è ancora una volta l’ombra del Nazismo e delle pratiche eugenetiche del regime hitleriano. Sono trascorsi oltre sessant'anni dalla fine della guerra, ma quel periodo ha lasciato gravi cicatrici. Tuttavia la diagnosi pre-impianto non è l’unico ambito in cui la Germania rifugge da posizioni estreme sui grandi problemi etici del momento.

A differenza dell’Italia, la Repubblica Federale offre alle coppie eterosessuali e omosessuali il partenariato, ma non ha seguito la strada dell’Olanda che prevede anche il matrimonio tra gay. Nella ricerca sulla clonazione terapeutica, la Germania non ha voluto adottare il liberalismo inglese, ma è più aperta di altri paesi nel campo delle cellule staminali, ambito delicatissimo per il futuro della medicina. Mentre in Danimarca l’inseminazione artificiale è permessa anche alle donne nubili, in Germania è consentita solo alle coppie sposate. In Svizzera e in Belgio l’eutanasia attiva è stata legalizzata: una persona può chiedere a un medico di mettere fine ai suoi giorni o di assisterlo nel suicidio. In Germania una recente sentenza della Corte federale di Giustizia stabilisce che un malato terminale ha il diritto solo di morire e di chiedere quindi l’interruzione delle cure mediche e dell’alimentazione artificiale. Spesso libertaria in materia sessuale – si pensi ai film erotici trasmessi dalla televisione pubblica in seconda serata – la Repubblica Federale si rivela invece molto più cauta nel gestire le sfide nate dai recenti progressi scientifici e in generale dalla modernità. Senza avere le preoccupazioni più conservatrici prevalenti in altri paesi, come in Italia, il paese ha un'innata sensibilità morale, memore forse del fatto che nei secoli è stato il cuore del Sacro Romano Impero e ha dato i natali tra gli altri a Carlomagno e a Martin Lutero.

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(Nella foto, l'ex ministro socialdemocratico per la Salute Ulla Schmidt mentre parla al Bundestag. La signora Schmidt è contraria alla diagnosi pre-impianto)