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Culto della memoria: la Germania si dà un manuale

In Italia il culto della memoria è per molti versi un esercizio disordinato nel quale sovente prevale la faziosità politica e lo

Denkmal_in_berlin
scontro tra partiti. Scuole e vie sono spesso dedicate a personaggi controversi del XX secolo e in molti casi stranieri. Per i comuni, piccoli e grandi, il nome di una strada è l’occasione per piantare bandierine ideologiche nella speranza che il sindaco successivo non modifichi drasticamente la toponomastica della città. Anche la Germania rischia spesso di cadere nello stesso tranello, tanto che il tema della memoria è stato oggetto negli scorsi giorni di una discussione nel Consiglio dei ministri. Il Governo di grande coalizione democristiano-socialdemocratico ha varato un rapporto di 20 pagine (intitolato Verantwortung wahrnehmen, Aufarbeitung verstärken, Gedenken vertiefen), dandosi così una strategia per i prossimi anni. La questione è delicata per un Paese dilaniato da due "guerre civili" provocate prima dal Nazismo e poi dalla Guerra Fredda. La relazione, messa a punto dal Segretario di Stato alla Cultura, il democristiano Bernd Neumann, stabilisce che il Governo debba coltivare la memoria non solo dell’epoca hitleriana, ma anche della dittatura comunista della ex DDR.

Nel testo questa decisione è stata annacquata per evitare un parallelo netto tra i due periodi storici. L’Olocausto ha il sopravvento rispetto a un regime politico, quello tedesco-orientale, definito pudicamente "ingiusto". Il tentativo della CDU di parificare i due avvenimenti è fallito, anche per l’opposizione dell’SPD: per molti ex cittadini della DDR, educati a considerare la Shoah una responsabilità dei tedeschi dell’Ovest, il parallelo è incomprensibile. Oggi si calcola che vi siano in Germania 3.500 monumenti al genocidio ebraico e 350 dedicati alle vittime del regime tedesco-orientale. Impressionante è l’investimento deciso dal Governo: dai 22 milioni del 2007, la spesa annua sale, dal 2009 in poi, a 35 milioni di euro. Un terzo del denaro sarà usato per commemorare le vittime del regime comunista, il resto andrà a finanziare memoriali all’Olocausto (nella foto tratta da Internet il monumento berlinese in memoria della Shoah). Quattro campi di concentramento – Dachau, Flossenbürg, Neuengamme e Bergen-Belsen – passano sotto l’egida dello Stato federale. Gli altri Lager restano responsabilità delle regioni, ma con l’impegno a coordinare iniziative e progetti. I Länder potranno chiedere un aiuto economico al Governo, ma l’eventuale memoriale dovrà essere di qualità, ricordare un evento esemplare ed essere situato in una posizione appropriata. Alcune scelte introdotte nel libro bianco varato dalla grande coalizione possono non piacere, ma è probabilmente meritorio che la Germania si sia data un libretto d’istruzioni in un ambito tanto delicato, troppo spesso strumentalizzato.

  • Beda Romano |

    Gentile Marco Ferri, grazie per l’interessante segnalazione web.
    B.R.

  • Marco Ferri |

    Interessante articolo. Grazie per portare temi così importanti anche nel nostro paese.
    Per ulteriori informazioni su monumenti e memoriali
    http://berlino-guida.blogspot.com

  • Chico |

    Purtroppo anche nella memoria si vogliono piantare paletti ideologici. Una persona, anche solo una, morta ingiustamente per colpa di altre persone è una tragedia infinita, sia essa un ebreo o un rom nei campi di concentramento, un oppositore politico della DDR nel carcere di Bauzen, um bosniaco musulmano a Srebrenica, un impiegato del WTC a New York, una donna adultera in Centrafrica…
    Purtroppo in Germania rimane l’imposizione culturale di considerare il nazismo come l’apoteosi, inimitabile, irriproducibile, inarrivabile, del male. A me sembra che considerare una cosa irripetibile sia il modo migliore per non vedere che essa, invece, si ripete (senza scomodare il Rwanda, cosa è stata la tragedia dei Balcani, appena oltre il giardino di casa nostra e appena 15 anni fa?).
    Detto questo, devo dire che la Germania, almeno per il periodo nazista, fa molto e investe ingenti risorse per coltivare la memoria. L’Italia, in questo (anche in questo) ha parecchio da imparare.
    Chico

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