Cresce tra i Ventisette la “Ukraine Fatigue” – Indurrà Kiev e Mosca all’armistizio?

Emerge in vari paesi europei la voglia di trovare un accomodamento con la Russia a quasi cinque anni dall’invasione dell’Ucraina. Si parla ormai di “Ukraine Fatigue”, anche nel Nord Europa, tradizionalmente combattiva nei confronti di Mosca. Una fatica che potrebbe influenzare le molte elezioni previste l’anno prossimo, rafforzando i partiti più radicali, spesso critici del sostegno europeo a Kiev.

Vari fattori stanno contribuendo a questo sentimento, e di converso alle indirette pressioni per trovare un qualche compromesso, fosse solo temporaneo. Prima di tutto i prezzi dell’energia che sono aumentati spaventosamente e ovunque per via della guerra in Medio Oriente. Segretamente, molti sperano di tornare ad approfittare del gas russo, a buon mercato.

In alcuni paesi, i costi dell’energia hanno accelerato un grave processo di delocalizzazione dell’industria verso lidi meno costosi. Nella sola Germania, questa settimana il grande produttore di cuscinetti volventi Schaeffler ha annunciato la chiusura di quattro stabilimenti sul territorio tedesco.

L’altro fattore recente è relativo agli attacchi ibridi di cui sono vittime molti paesi membri: dalla manomissione dei frigoriferi nelle catene di supermercati all’affondamento di navi nel Mar Nero, dagli invii ripetuti di droni oltre frontiera ai falsi-allarmi bomba negli aerei. Non è chiaro se la Russia ne sia responsabile. Certo il sospetto è lecito.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (a sinistra) e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino il 3 novembre 2026. Foto tratta da Internet

Più di recente si sono aggiunte le manifestazioni giovanili in vari paesi europei: dalla Francia all’Italia, dalla Germania al Belgio. Le dimostrazioni, spesso violenti, fanno trapelare un profondo malessere legato alla situazione economica e all’incertezza sociale, ma anche al risentimento nei confronti di un riarmo e di aiuti all’Ucraina che rimettono in discussione il futuro, oltre che il welfare state.

In un contesto elettorale, si vota in vari paesi membri nei prossimi dodici mesi, la protesta giovanile non può lasciare indifferenti i governi in carica. Potrebbe spostare equilibri politici, spesso già precari.

In Germania i sondaggi mostrano che i due partiti più critici della politica estera del governo Merz nei confronti della Russia – Die Linke e Alternative für Deutschland – raccolgono quasi il 40% delle intenzioni di voto.

Sullo sfondo poi domina il rischio di un crescente disimpegno americano dall’Europa e dal teatro ucraino in particolare, tanto più forte dopo la sconfitta di Donald Trump nelle elezioni di medio termine. In cuor loro gli europei sanno che in queste circostanze controbilanciare la partenza anche graduale degli Stati Uniti sarebbe uno sforzo immane, forse irrealistico.

Ora, la questione di un accomodamento con Mosca richiede alcuni indispensabili tasselli. In primo luogo, l’oggetto del compromesso. Secondo molti diplomatici, il perimetro di una possibile intesa, capace di mantenere un equilibrio di fondo in Europa, sono chiari: la Russia non può perdere, l’Ucraina non può vincere.

È tornato a farsi strada in alcune capitali, a cominciare da Berlino, il principio per cui l’Ucraina deve essere pronta a concessioni territoriali. Da capire è quanto debbano essere significative.

In cambio, a Kiev queste stesse capitali propongono insistentemente oltre a garanzie di sicurezza anche nuove prospettive in vista dell’adesione all’Unione europea, un tema però che divide i Ventisette. Secondo un sondaggio recente della Bertelsmann Stiftung, (solo) il 47% degli europei sostiene l’ingresso dell’Ucraina nella UE.

Ieri si sono tenuti colloqui a Bruxelles tra i rappresentanti di Kiev, Washington, Parigi, Berlino, Londra e la Banca Mondiale, per discutere del futuro dell’Ucraina dopo un eventuale cessate-il-fuoco.

Il 10-11 novembre ad Abu Dhabi dovrebbe esserci un incontro a tre fra l’Ucraina, gli Stati Uniti e la Russia. Poi la settimana successiva, il 19 novembre, è previsto a Berlino un incontro dei cosiddetti volenterosi, i paesi alleati di Kiev.

Al di là delle tensioni tra i Ventisette – la recente discussione telefonica del presidente finlandese Alexander Stubb e del premier norvegese Jonas Gahr Støre con il presidente russo Vladimir Putin non è piaciuta a tutti – è presente una concomitanza di fattori che inducono l’Unione europea a spingere verso un accomodamento.

L’eventuale compromesso, tuttavia, non dipenderebbe soltanto dalle mere pressioni europee, ma anche dalla consapevolezza di Mosca e Kiev di non avere più margini di manovra nel perseguire i loro obiettivi. Su questo fronte si aspettano ancora segnali chiari da entrambe le parti.