In Germania, il successo dell’AfD e di Die Linke nasconde (anche) una critica al riarmo

L’esito delle elezioni che si sono tenute negli ultimi giorni in Germania va accolto con prudenza. In fondo sono votazioni regionali e soprattutto geograficamente delimitate. Hanno votato tre Länder della Germania Est – la Sassonia-Anhalt, il Meclemburgo Pomerania Occidentale e la città-Stato di Berlino.

Ciò detto, queste tornate elettorali fanno emergere alcuni segnali più generali. A Est domina il desiderio di imporre la pace tra l’Ucraina e la Russia, a quattro anni dallo scoppio del conflitto, oltre naturalmente ai molti sentimenti di insoddisfazione per la situazione economica e sociale.

In Sassonia-Anhalt, insieme i partiti contrari al riarmo e alla confrontazione con Mosca – ossia Alternative für Deutschland e Die Linke – hanno ottenuto il 52,4% dei suffragi. Nel Meclemburgo-Pomerania Occidentale hanno raccolto il 44,7%; nella città-Stato di Berlino il 41,7%.

Sappiamo del particolare rapporto che la popolazione della ex DDR continua a coltivare con la Russia. Nel difficile contesto odierno, emerge una certa nostalgia del periodo comunista. Molti elettori, soprattutto quelli più anziani, continuano a sottolineare gli aspetti positivi della ex Germania Est. Vivono con più nervosismo che a Ovest le tensioni con Mosca – forse anche perché queste ultime stanno mettendo in dubbio il futuro del welfare tedesco.

Sul fronte opposto del paese, il rapporto con Mosca è di altro tenore. Prevale la paura della Russia. Fin dai tempi di Otto il Grande prima il Sacro Romano Impero e poi la Germania si sono costruiti in contrasto con le popolazioni slave. Ci furono momenti di straordinaria frequentazione, ma i sentimenti prevalenti sono spesso di concorrenza, non di amicizia.

Il renano Konrad Adenauer raccontava che nel suo viaggio in treno da Colonia a Berlino negli anni Venti, quando sedeva nel Preussischer Staatsrat, chiudeva le tendine del suo scompartimento pur di non essere costretto a guardare un paesaggio che egli considerava, con disdegno, l’inizio delle steppe asiatiche.

Il cancelliere democristiano Friedrich Merz, 70 anni, dopo i risultati di domenica 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania Occidentale e Berlino, definiti da egli stesso “un disastro”. Fonte: Reuters.

 

Eppure, se andiamo a guardare i sondaggi regionali, anche a Ovest il desiderio di evitare il peggio e di trovare un accomodamento con la Russia si tocca con mano.

Negli studi demoscopici effettuati nei Länder occidentali, AfD e Die Linke raccolgono insieme oltre il 20% delle intenzioni di voto. Si oscilla dal 21% in Baviera al 31% nella città-Stato di Brema. In Assia e in Renania-Palatinato, due Länder tradizionalmente benestanti i due partiti ottengono il 29% delle intenzioni di voto.

A livello federale, secondo gli ultimi sondaggi AfD e Die Linke raccoglierebbero insieme circa il 40% dei suffragi.

Come detto, sappiamo che dietro al voto di protesta si nascondono molti fattori. Hanno a che fare principalmente con l’Angst provocata dalla pessima situazione economica e sociale. Ma anche il riarmo berlinese nonché i rischi di conflitto hanno il loro peso.

Il dato politico non è banale. Rivela le enormi difficoltà di Friedrich Merz a gestire il paese. Il cancelliere federale non deve fare solo i conti con la crisi economica o le riforme incompiute, parziali o impopolari, come emerge dai resoconti della stampa. Deve anche tenere conto del fatto che la sua politica di riarmo non piace a molti suoi concittadini.

Quali saranno in ultima analisi le conseguenze di questa situazione è difficile dire, se non maggiore instabilità nella grande coalizione attualmente al governo.