Ancora recentemente il cancelliere Friedrich Merz si è detto contrario a nuovo debito in comune in Europa, rispondendo alla proposta del presidente francese Emmanuel Macron. La sua è sembrata più che altro una mera posizione di principio. Negli ultimi mesi Berlino ha accettato debito in comune per finanziare la difesa (150 miliardi) e per aiutare l’Ucraina (90 miliardi).
Al di là della necessità di finanziare beni comuni – dall’industria militare all’intelligenza artificiale – la Germania potrebbe dover accettare presto nuovo debito in comune per difendere il futuro dell’euro. Mi spiego meglio.
Il sistema finanziario sta facendo i conti con una crescente frammentazione. Aumenta la concorrenza tra le monete tradizionali, per via del protezionismo crescente, e si moltiplicano i mezzi di pagamento. Le cripto-valute sono un rischio reale per l’euro, soprattutto quelle addossate al dollaro.
Parlando di recente all’Accademia dei Lincei a Roma, Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, spiegava: «Se le stablecoins in dollari dovessero assumere un ruolo sostitutivo, la quota dell’euro nella fatturazione globale delle esportazioni, attualmente superiore al 40% e in linea con quella del dollaro, potrebbe subire pressioni».
Non è un caso se proprio questa settimana la Bundesbank abbia suggerito la nascita di stablecoins addossate all’euro, nel tentativo di fare concorrenza alle stablecoins ancorate al dollaro.
C’è di più. Stanno nascendo piattaforme tecnologiche che permettono di trasformare scritture contabili in token o file digitali, associando in una sola operazione la negoziazione, il regolamento e la custodia del titolo. Queste infrastrutture digitali (note con l’espressione inglese Digital Ledger Technologies) lavorano 24 ore su 24, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno.
Le piattaforme DLT consentono nei fatti una riduzione radicale dei costi e dei tempi. In ultima analisi, potrebbero mettere fuori mercato le banche tradizionali. A rischio nel contempo sono le stesse monete tradizionali, nel caso queste piattaforme decidano di optare per le criptovalute.
Insomma, in bilico è la sovranità monetaria della zona euro, e la capacità stessa per la Banca centrale europea di gestire la propria politica monetaria, mantenendo sotto controllo l’inflazione.

Alcune risposte a questi pericoli si stanno concretizzando. La BCE ha creato interconnessioni tra il servizio europeo di regolamento dei pagamenti istantanei e quello di altri paesi. Sono già attive con la Danimarca e la Svezia. L’India potrebbe seguire nel 2027, la Norvegia nel 2028. L’istituto monetario sta esplorando soluzioni simili con il Brasile e la Svizzera, nonché alcuni paesi asiatici.
In questo minaccioso contesto, l’annoso progetto di unione dei mercati dei capitali diventa improvvisamente assai più urgente. Prevede tra le altre cose il trasferimento della vigilanza finanziaria dal livello nazionale a quello europeo.
Parlando questa settimana qui a Bruxelles, il ministro delle Finanze tedesco, il socialdemocratico Lars Klingbeil, ha spiegato che la Germania è “pronta a fare compromessi”. Non per altro Berlino ha promosso riunioni tra i sei principali paesi dell’Unione europea (oltre alla Germania, anche la Francia, la Spagna, l’Italia, la Polonia e l’Olanda).
Per un grande paese esportatore, la difesa della moneta è cruciale, tanto più quando il paese sta nei fatti riconvertendo la propria economia dall’industria al terziario.
Nuovo debito comunitario appare bruscamente sotto una nuova luce. Non serve più solo ad aiutare i paesi in difficoltà finanziaria (come nel 2008-2012), sostenere l’economia dopo una crisi sanitaria (come nel 2020), finanziare obiettivi comuni (come nel 2025).
Diventa uno strumento per contribuire alla nascita di un solo mercato finanziario europeo, attirare nuovi investitori e difendere in ultima analisi il futuro della propria moneta e del proprio sistema finanziario, di cui un tassello importante è la lotta all’inflazione da parte della BCE.
Ha spiegato sempre questa settimana il ministro Klingbeil: “Gli investitori internazionali vogliono diversificare i loro portafogli, cercano contatti con l’Europa, ecco perché vogliamo essere un rifugio sicuro per gli investimenti di capitale provenienti da tutto il mondo”.
Anche agli occhi della Germania più conservatrice nuovo debito in comune potrebbe rivelarsi in ultima analisi l’opzione meno indigesta. Non per altro, parlando a Politico la settimana scorsa, il presidente della Bundesbank Jens Nagel ha sottolineato “i vantaggi di creare a livello europeo attivi finanziari sicuri e altamente liquidi”.