Incognita Francia – Quanto peserà la corsa al voto del 2027 sui lavori europei?

Qualche giorno fa, con lo stile sprezzante che lo contraddistingue, il presidente Donald Trump ha affermato, parlando del presidente Emmanuel Macron: “Emmanuel non rimarrà ancora a lungo in carica. È un mio amico, è una brava persona. Apprezzo Macron, ma non rimarrà a lungo in carica”.

In effetti le elezioni presidenziali francesi si stanno avvicinando. Si voterà tra aprile e maggio dell’anno prossimo, e l’attuale presidente uscente non potrà ricandidarsi. La campagna elettorale sta per iniziare, anche se non è chiaro quali saranno i principali candidati della corsa all’Eliseo (nel frattempo si voterà nel mese prossimo per le municipali).

A Bruxelles il voto francese sta già facendo riflettere. Non solo perché si teme l’arrivo al potere di un partito, il Rassemblement National, attraversato da una vena reazionaria ed euroscettica, ma perché c’è il rischio che la presenza a Parigi di una maggioranza in uscita pesi sul processo decisionale europeo.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi il 5 febbraio 2026 (Foto tratta da Internet)

Non è un caso se proprio oggi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa fossero a Parigi per colloqui con il presidente Macron.

Ci sono almeno tre questioni aperte sulle quali pesa la situazione francese, per non parlare naturalmente del grande cantiere economico di cui i Ventisette parleranno in occasione di un vertice informale giovedì prossimo.

Il primo è l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale con il Mercosur. Sappiamo che l’intesa firmata in gennaio a Assunzione potrà entrare in vigore non appena uno dei quattro paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) avrà ratificato il trattato, possibilmente nel giro di tre mesi.

A quel punto la Commissione europea potrà dare il via libera all’applicazione provvisoria, inviando formale notifica ai paesi del Mercosur. Già oggi Bruxelles si interroga sul da farsi, ben sapendo che la Francia è stata uno dei sei paesi membri che non ha approvato l’accordo in Consiglio.

L’intesa ha infiammato gli animi in Francia e indotto gli agricoltori a bloccare numerose città numerose volte. È stata utilizzata dall’opposizione di destra e di sinistra per criticare il presidente Macron. La scelta di Bruxelles sull’eventuale applicazione provvisoria sarà delicata, tanto più in piena campagna elettorale.

Un’altra questione riguarda il bilancio comunitario 2028-2034. I Ventisette vogliono trovare un accordo tra loro già alla fine dell’anno, per poi varare i regolamenti attuativi nel 2027. Si chiedeva nei giorni scorsi un diplomatico europeo: “Saranno capaci i paesi membri di prendere una decisione così importante con un governo in uscita a Parigi?”.

A differenza dell’accordo con il Mercosur, il bilancio comunitario deve essere approvato all’unanimità dei paesi membri. Il suo impatto è notevole, non fosse altro perché ha un valore di 1.800 miliardi di euro su un periodo di sette anni.

Infine, la terza questione ha a che fare con l’allargamento dell’Unione europea. Sul tavolo c’è l’adesione di alcuni paesi dei Balcani Occidentali – il Montenegro e l’Albania -, ma anche possibilmente dell’Ucraina e della Moldavia.

In molti paesi membri, l’adesione di Kiev e Chișinău fa paura. Molti cittadini temono nuova concorrenza nel settore agricolo o più in generale sul mercato del lavoro.

Secondo un sondaggio Eurobarometro pubblicato nel settembre scorso, i francesi, insieme ai cechi, sono i più preoccupati. Il 48% dei francesi è contrario all’allargamento dell’Unione; solo il 43% gli è favorevole (rispetto a una media europea del 56%).

Vorranno i Ventisette prendere decisioni in un campo così controverso mentre la Francia si prepara al voto presidenziale, e ben sapendo che sarà necessario una ratifica come minimo parlamentare?

La questione sta inducendo la Commissione e il Consiglio a valutare alternative meno controverse, per esempio: nuovi schemi di accordi di associazione, soprattutto nel caso una qualche forma di ingresso dell’Ucraina nella UE si riveli il tassello di un eventuale accordo di pace.

In passato, elezioni nei paesi membri più importanti hanno rallentato grandemente i lavori comunitari. Lo abbiamo visto recentemente, nel 2024-2025, alla vigilia del voto tedesco. Chissà se questa volta l’urgenza ad agire non imporrà a Parigi atteggiamenti più accomodanti o agli altri paesi membri soluzioni creative o scelte drastiche?

PS: Anche in Germania si voterà quest’anno, complicando non poco il lavoro del governo Merz, a Berlino e forse anche a Bruxelles. Alle urne si recheranno importanti regioni del paese: il Baden-Württemberg, la Renania-Palatinato, il Sachsen-Anhalt e il Meclemburgo-Pomerania Occidentale.

  • carl |

    @habsb
    Da specie razionale che siamo dovremmo sempre cercare di pensare il più ampiamente & circolarmente possibile.
    Ribadisco che “malavita” è un termine dai contenuti molto ampi anche se, ovviamente, include coloro che praticano delinquenza & criminalità specificamente intese..
    Sul problema dei flussi migratori non ci piove sul fatto che vi aleggia il macroscopico “errore” del colonialismo, irrisolto e difficile da risolvere tardivamente. E non bastano di certo slogan parolai come “aiutiamoli a casa loro”..
    Infine, oltre ad avere incaricato del lavoro sporco i Paesi del NordAfrica, la Turchia, ecc. si finirà per ordinare ai subordinati degli euro-eserciti democratici di andare/agire per le spicce per difendere i “patri confini”…?

  • habsb |

    abbiamo fatto venire, in Italia e ancor più in Francia, une grande quantità di persone senza mezzi di sussistenza, nell’intento di mantenere una disoccupazione cronica e strutturale che tenga in basso i salari.
    ma questi disoccupati, immigrati o italiani che siano devono pur vivere, e se non trovano un impiego regolare, saranno costretti a ricorrere all’economia sommersa o informale o ai traffici illegali.
    cio’ potrebbe essere represso o almeno controllato se polizia, tribunali e prigioni fossero finanziati adeguatamente, ma si preferisce destinare altrove il grosso del reddito fiscale
    La criminalità in Italia, e ancor più in Francia è una questione puramente politica, sono le politiche adottate per decenni ad averla incoraggiata, e alimentata
    E solo un cambiamento radicale di paradigma politico potrà contrastarla

  • carl |

    @habsb
    mi consenta di confessarle che al concetto di “malavita” personalmente attribuisco un’ampiezza ed una varietà di pensieri e comportamenti molto più ampia di quella cui, per lo più o correntemente, si suole abitualmente intendere..
    Detto ciò, ribadisco la convinzione che anche il secondo dopoguerra sia stato gestito con assai poca saggezza (o, diciamo, razionalità/intelligenza) e lungimiranza, se si eccettua (ma in ambito prettamente economico, o di mercato) quel cosiddetto Piano Marshall che brillò per la sua assenza nel primo dopoguerra,.. Sicchè i cosiddetti buoi sono usciti e cresciuti liberamente ruminando, ecc. nei pascoli.. Il che, lasciando da parte la metafora bovina, significa che molti (e fin troppi) esseri umani sono praticamente cresciuti per così dire allo “stato brado”, privi cioè di quei pur minimi parametri comportamentali che sia in famiglia, che nella scuola e, più in generale, nella cosiddetta società civile, dovrebbero essere sempre e comunque la primaria occupazione o preoccupazione nell’educazione di ogni persona… Mentre, per più cause (tra le quali primeggia quella noncuranza che ha caratterizzato un’irresponsabile gestione delle cittadinanze) così non è avvenuto. E, ciò andrebbe preso nella debita considerazione, vale a dire diversamente da come per l’appunto coloro che, allo stato delle cose ritengono, sostengono (e progettano) che “l’unica via sembri essere un cambiamento radicale di paradigma politico”.. Un’espressione riguardo alla quale coloro che ne capiscano i contenuti obietterebbero: “Come se non si sapesse, o si facesse finta di ignorare (magari confidando nella panoplia di mezzi tecnologici attualmente disponibili…) sia ciò che nel secolo scorso avvenne in vece e luogo delle declamate “sorti magnifiche et progressive”, sia del fatto che la mentalità di molti non è più quella di un secolo fa, o giù di lì..

  • habsb |

    Mah!
    si puo’ certamente riflettere sulle conseguenze europee del voto francese, ma sono convinto che i francesi nelle urne non penseranno tanto all’Europa quanto alle condizioni catastrofiche dell’ordine pubblico in Francia
    Con un tasso di omicidi doppio rispetto a Italia, Spagna, Olanda e molto superiore anche alla Germania la Francia è diventata un po’ il regno europeo della malavita, e un cambiamento radicale di paradigma politico sembra l’unica via per fermare il dilagare della delinquenza

  • carl |

    Mah..? Indipendentemente dall’insieme di fenomeni e problemi contingenti che caratterizzano ogni epoca storica e tra i quali attualmente “brillano” le migrazioni, il mercosur, le elezioni, mantenimento dell’occupazione a livelli continuativamente e socio-politicamente accettabili, la gestione dell’A.I. e, non ultimo, quella più che concreta “autonomia differenziata” che caratterizza i membri dell’UE ed il connesso nazional-sovranismo (che, oltretutto, saltellando di ramo in amo, guarda a quello d’oltre-oceano..), ecc. appare più che evidente che sia in Italia che in Francia non si sia riflettuto debitamente ed abbastanza su ciò che le ha caratterizzate un secolo fa e che ha condotto alla seconda guerra mondiale la quale, a sua volta, e cioè per il fatto che l’esito positivo rispetto all’alternativa possibile (e cioè il trionfo del nazi fascismo) non sia però stato gestito al meglio o saggiamente, il che ha indubbiamente anche inciso non poco sull’emergere delle attuali contingenze. Dimentico la Germania? No, ma la sua evoluzione in primo luogo dipenderà da quella socio-politica, ecc. che avrà luogo tra gli altri (o i principali) membri dell’UE.

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