Da Palo Alto la società informatica HP ha annunciato questa settimana la soppressione di 4-6mila posti di lavoro da qui al 2028, ossia il 10% dei dipendenti. Per la prima volta una grande impresa ha motivato la sua decisione con l’adozione di programmi di intelligenza artificiale che miglioreranno la produttività.
Sempre in questi giorni una modella francese, Charlotte Lemay, ha denunciato l’uso dell’intelligenza artificiale anche nella moda. Invitata di recente ad uno shooting fotografico, ha scoperto che non c’erano né truccatori né parrucchieri e che non sarebbe stata né truccata né pettinata. La società avrebbe modificato a piacere una sua foto con l’intelligenza artificiale, ben oltre la semplice abitudine del photoshop.
I cambiamenti nel mondo del lavoro avanzano rapidamente. Qualche giorno fa la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha affermato: L’economia europea è «orientata verso un mondo che sta gradualmente scomparendo». Per la prima volta la Commissione europea ha pubblicato martedì 26 novembre una raccomandazione ai paesi membri tutta rivolta al capitale umano.
Nel suo rapporto Bruxelles mette l’accento in primo luogo sulla mancanza di manodopera. In un sondaggio del 2024, il 77% delle società europee ha sottolineato la carenza di competenze, in particolare nei mestieri più tecnici: saldatori e tagliatori a fiamma, elettricisti edili e affini, idraulici e installatori di tubature, lavoratori della lamiera, nonché professioni sanitarie (tra cui professionisti infermieristici, medici generici e specialisti, assistenti sanitari e fisioterapisti).
Aggiunge la Commissione europea: «Solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni, il che potrebbe mettere a rischio la sicurezza alimentare dell’Unione europea». Nel frattempo, la quota degli specialisti informatici rappresenta appena il 4,8% della forza lavoro, ben al di sotto dell’obiettivo del 10% fissato per il 2030. Mancano inoltre persone preparate nella transizione verde (ingegneri civili, addetti all’isolamento, meccanici per gli impianti di climatizzazione e refrigerazione).
A proposito di intelligenza artificiale, entro il 2027 l’Unione europea avrà bisogno di 6,2-7,0 milioni di specialisti in questo campo. Nel contempo, Bruxelles stima che il 60% della forza lavoro richiederà competenze sempre in questo settore. Nell’ambito della cibernetica è stata individuata una carenza di circa 300mila specialisti, mentre nel settore dei semiconduttori sarà necessario colmare una carenza di quasi 100mila nuovi professionisti, sulla base delle tendenze attuali.
Negli ultimi decenni, il rendimento degli studenti europei in matematica, lettura e scienze è diminuito gravemente. Nel 2022 il 30% dei quindicenni ha ottenuto risultati insufficienti in matematica e il 25% in lettura e scienze. Oltre il 40% degli studenti europei di terza media non possiede competenze digitali di base. Nel 2023, il 25% degli insegnanti di classe dalla scuola primaria alla scuola secondaria superiore aveva 55 anni o più.
In questo contesto, nel suo rapporto la Commissione europea suggerisce di ridurre le barriere all’entrata nelle professioni tecniche; rilanciare la collaborazione tra università e imprese; rendere più attraente la professione di docente; migliorare l’insegnamento in matematica e scienze, inclusa l’intelligenza artificiale; ottimizzare la spesa pubblica nell’istruzione; promuovere gli investimenti privati nella formazione sul lavoro.
Sappiamo che la situazione italiana non è dissimile dalla media europea. Anzi, forse è peggiore tenuto conto della scelta di molti laureati di lasciare il paese per cercare ambienti professionali meno gerontocratici e meno clientelari. Sempre questa settimana Bruxelles ha annunciato che l’Italia sarà oggetto di un rapporto sulla situazione sociale. Il paese è tra quelli messi peggio quanto a disoccupazione giovanile, divario di genere e livello di reddito disponibile lordo.