17 gennaio 2012 - 9:21
Magnette-Orbán: Quando la Commissione Europea è presa di mira
Nel fine settimana, a Budapest il partito di destra Jobbik ha organizzato manifestazioni a Budapest contro la Commissione europea. Sono state bruciate bandiere europee davanti alla rappresentanza della Commissione. Alle dimostrazioni hanno partecipato circa 2.000 persone. L'accusa rivolta al presidente José Manuel Barroso è di pretendere ingiustamente dal governo del premier Viktor Orbán di modificare alcune leggi, una delle quali secondo le autorità europee viola l'indipendenza della banca centrale. Il partito Jobbik è all'opposizione, ma in questo caso fa il gioco di Orbán, un premier nazionalista che da mesi ormai sta combattendo una guerra personale con Bruxelles. In Croazia, circa 200 persone hanno manifestato a Zagabria contro la prossima adesione del paese all'Unione. Un referendum confermativo è previsto il 22 gennaio. In Belgio, un ministro del governo Di Rupo, il socialista vallone Paul Magnette responsabile delle imprese pubbliche, ha criticato la Commissione, affermando che l'esecutivo comunitario "non ha alcuna legittimità democratica" per influenzare le politiche economiche nazionali. La presa di posizione giunge dopo che a cavallo dell'anno il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha intimato al governo belga di riportare il proprio deficit sotto al 3,0% del prodotto interno lordo, pena sanzioni pecuniarie dall'oggi al domani. Rehn si è appellato alla recente riforma del patto di stabilità e crescita che dà alla Commissione poteri straordinari pur di imporre una disciplina di bilancio. Il primo ministro Elio Di Rupo ha dovuto congelare spese pubbliche per oltre un miliardo di euro per non incorrere in una multa. Delle tre vicende quest'ultima è forse la più preoccupante, anche perché giunge da un paese tradizionalmente europeista.
