7 febbraio 2012 - 11:57
Sciopero generale in Grecia. Atene nel 2012 come Berlino nel 1920?
Mai come in questi giorni i portavoce della Commissione Europea devono difendere la politica delle autorità comunitarie in Grecia. Ripetutamente, nelle conferenze-stampa quotidiane, molti giornalisti chiedono ai rappresentanti della Commissione se la politica di austerità imposta alla Grecia sia la strategia più appropriata. A sorprendere molti interlocutori sono le decisioni di ridurre il salario minimo, tagliare il numero di dipendenti pubblici, riformare il sistema pensionistico, pur di rimettere ordine nei conti pubblici. Ieri il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn, lo spagnolo Amadeu Altafaj, ha cercato di spiegare che per decenni la Grecia ha vissuto oltre i propri mezzi, che per anni ha trascurato di riformare la propria economia, e infine che la Commissione per tentare di compensare le difficoltà sociali sta dirottando verso il paese mediterraneo generosi fondi strutturali. Tuttavia, per ora, a Bruxelles e nelle altre capitali europee, stanno prendendo il sopravvento le immagini di un popolo in grave difficoltà. Oggi ad Atene ha luogo l'ennesimo sciopero generale, in un contesto politico delicatissimo. Un economista greco, Yanis Varoufakis, ha spiegato di recente in un articolo della Deutsche Welle: "L'accettazione insincera della Grecia di misure impossibili, che non aveva alcuna intenzione di adottare, ha reso la Grecia altrettanto colpevole di aver accettato ciò che non poteva soddisfare quanto l’Unione Europea di aver imposto quello che non aveva il diritto di esigere".
