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Il futuro della missione Sophia e i rischi delle scelte unilaterali dell’Italia in Europa

Il governo Conte sta usando tutte le carte a sua disposizione per raggiungere il suo obiettivo: distribuire in altri paesi europei del Mediterraneo gli sbarchi di persone provenienti dall’Africa del Nord. Dopo avere rifiutato l’accesso dei propri porti alle navi di organizzazioni non governative e anche a navi militari italiane, l’esecutivo ha annunciato questa settimana a Bruxelles che non intende più accettare neppure l’approdo delle imbarcazioni della missione militare europea Sophia. 224414881-89cfa45b-7a8c-43c6-b8a6-ab5fb2b09242La presa di posizione è avvenuta con una lettera inviata dal Ministro degli Esteri Enzo Moavero all’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini. La decisione, si legge nella missiva, verrà applicata dal governo italiano immediatamente.

L’attuale mandato di Sophia è oggetto di una revisione che deve essere completata entro fine anno, così come stabilito dallo statuto dell’operazione. In ballo c’è il desiderio di usare la missione anche per la lotta nel traffico di petrolio e per rafforzarne i legami con le autorità libiche. La signora Mogherini già lunedì in occasione di un vertice dei ministri degli Esteri europei si era detta pronta ad accelerare le discussioni in questo senso. Solo successivamente, però, è arrivata la lettera del ministro, senza che l’Italia avesse colto l’occasione della ministeriale per sollevare il problema.

Durante una riunione diplomatica mercoledì, l’Italia ha annunciato ufficialmente dall’oggi al domani la chiusura dei porti italiani alla missione Sophia.”Tutti sono rimasti abbastanza stupiti”, ha commentato un diplomatico. Guidata dall’ammiraglio italiano Enrico Credentino, Sophia è nata nel 2015 per lottare contro i trafficanti di persone dal Nord Africa ed europeizzare per così dire il controllo del Canale di Sicilia. E’ stata creata per aiutare l’Italia. Chiudere i porti italiani a una operazione militare comunitaria appare l’ennesima decisione controversa, dopo che nelle scorse settimane il governo Conte ha bloccato l’accesso alle navi di ONG, in particolare l’Aquarius, e addirittura a una nave della propria guardia costiera, la Diciotti.

Vi sono tre rischi, al netto delle ragioni italiane di maggiore solidarietà europea nel campo migratorio. Il primo è che i partner europei decidano che l’operazione Sophia al largo della Libia sia ormai datata. Da un lato, le ultime cifre dell’agenzia europea Frontex mostrano che i flussi in arrivo sulla rotta del Mediterraneo centrale sono bassissimi, in calo dell’87% rispetto ai primi sei mesi del 2017. Dall’altro, le stesse statistiche mostrano un aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, verso la Spagna (+166%). Secondo alcuni diplomatici, Madrid ha difeso Sophia nella riunione diplomatica di questa settimana: per simpatia nei confronti della posizione italiana o per salvaguardare la missione in modo da dirottarla verso le sue coste e beneficiarne?

Il secondo rischio è legato al futuro delle cooperazioni rafforzate nel settore della difesa. Nelle scorse settimane, l’Italia si è rifiutata di partecipare al progetto francese di una forza d’intervento europea. Altri otto paesi hanno accettato (Germania, Belgio, Danimarca, Olanda, Estonia, Portogallo, Spagna e Gran Bretagna). Al netto dei dubbi che si possono avere sull’iniziativa, il governo Conte ha optato nei fatti per l’isolamento. Sophia è un tassello importante nel federalizzare la collaborazione in campo militare. Nel metterla drammaticamente in dubbio, Roma rischia di fare un ulteriore danno a se stessa e alla stessa Europa della difesa. La frase “l’Europa ci ha lasciati soli”, pronunciata da alcuni governanti italiani, suona terribilmente stonata.

Il terzo rischio è più generale. Su molti fronti, la politica del governo Conte è segnata da scelte controverse. La decisione di chiudere un porto a una nave della propria guardia costiera può sembrare in Italia un episodio da Commedia dell’Arte, ma in molti paesi ha lasciato sgomenti. Le preoccupazioni dei governi europei si toccano con mano. Magari non a Budapest o a Varsavia; ma a Parigi, a Berlino, a Madrid, a Bruxelles. Scelte unilaterali in Europa sono votate al fallimento. Neppure la tanto criticata Germania è capace di imporre la sua volontà senza l’appoggio di almeno alcuni paesi. Il governo Conte spera che i partner gli diano corda pur di raffreddare le tensioni con Roma. Forse scommette anche sulla debolezza del governo tedesco per raggiungere i suoi obiettivi. Il pericolo dietro l’angolo però è che l’unilateralismo si trasformi in un pericoloso isolamento. A meno che proprio questo non sia la conseguenza cercata dall’esecutivo.

(Nella foto, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, 63 anni, e il premier italiano Giuseppe Conte, 53 anni, in un recente incontro)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) is also on Facebook

  • carl |

    Pur essendo più che convinto che con le dietrologie sia indispensabile andare con piedi appesantiti da una lega di bario e di piombo, francamente viene da chiedersi se l’attuale o, diciamo piuttosto, se all’interno del attuale gabinetto non ci sia qualcuno pronto a fare da “quisling” in un’ipotetico tentativo di disgregare l’U.E…?
    D’altra parte se l’attuale (o nell’attuale) gabinetto non tutti si sentono europei e/o legati alla UE, da chi mai si sentono surrogatamente tutelati e/o da chi hanno ricevuto assicurazioni in tal senso..? I possibili/potenziali tutori sul mercato sarebbero due o tre…
    Ma che cosa avrebbe, geopoliticamente, da offrire lo stival nostro, cioè il suo gabinetto? Soltanto ed unicamente la sua forma & posizione geografica… A parte eventuali incentivi di natura finanziaria, notazionale et similia..
    In ogni caso soltanto futuri passi/sviluppi potranno chiarire se l’ipotesi in questione sia farlocca o meno.. O, diciamo, più o meno farlocca…:o)

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