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Perché una riforma ferroviaria in Francia dovrebbe preoccupare l’Italia

Chi abita in Francia di questi tempi deve tenere d’occhio un giorno si e l’altro pure il sito della SNCF, la compagnia ferroviaria pubblica, al centro di un drammatico braccio di ferro tra il governo Philippe e i sindacati francesi. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha presentato una riforma dell’azienda che sta provocando una valanga di scioperi. Le agitazioni annunciate dalle organizzazioni sindacali sono particolari: lo sciopero è detto in francese perlé, ossia perlato.

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Due giorni di sciopero per ogni cinque giorni di lavoro. Iniziato il 3 aprile, il movimento sindacale dovrebbe terminare il 28 giugno. In tutto quasi 35 giorni di sciopero. L’agitazione, annunciata dai tre sindacati di categoria CGT-Unsa-Sud-CFDT, ha la capacità di scombussolare non poco il traffico ferroviario, sia prima che dopo le due effettive giornate di sciopero. Nei giorni di paralisi si contano pochissimi treni, sia locali che nazionali. Fanno fortuna le imprese di autobus e le piattaforme di carpooling.

La partita del governo ricorda quella del 1995 quando l’allora presidente della Repubblica Jacques Chirac e l’allora primo ministro Alain Juppé tentarono di riformare il mercato del lavoro senza successo. Gli studenti si opposero, e l’esecutivo dovette fare marcia indietro. Non è ancora chiaro l’esito del braccio di ferro di quest’anno. Certo, la SNCF rappresenta un test molto importante per il futuro della politica economica del governo Philippe. La società ferroviaria è segnata da una serie di incrostazioni giuridiche e privilegi economici d’altri tempi. La riforma prevede l’abolizione dello statuto di ferroviere, il cheminot, equiparato al dipendente pubblico; la trasformazione della società (attualmente un Etablissement public à caractère industriel et commercial) in società per azioni; l’accettazione della concorrenza così come previsto da una direttiva comunitaria del 2016. Secondo la stampa francese, il cheminot gode di 114-132 giorni di riposo all’anno, guadagna in media 3.090 euro lordi al mese, e parte in pensione all’età media di 57 anni e mezzo.

Nata nel 1937, la SNCF non è una società qualsiasi in Francia. Conta quasi 150mila dipendenti, e nel 2016 ha messo a segno un giro d’affari di 32,3 miliardi di euro a fronte di un debito di circa 55 miliardi di euro. Gestisce una rete ad  alta velocità di oltre 2.600 chilometri, i TGV. In passato, nel paese delle jacqueries, i francesi avrebbero probabilmente accettato le agitazioni sindacali, in un contesto nel quale i privilegi degli uni erano i privilegi degli altri. Oggi, il presidente Macron sa che per molti cittadini i vantaggi degli cheminots – risalenti agli anni 20 per via del loro ruolo durante la Grande Guerra – sono anacronistici, anche se i sindacati ribattono che molti dei privilegi sono già stati corretti, che i giorni di riposo servono a recuperare i fine settimana di lavoro, e che l’andata in pensione anticipata è stata riformata. Il Capo dello Stato parlerà prima giovedì e poi domenica in televisione per difendere la riforma e assicurarsi il sostegno dell’opinione pubblica. In una intervista al Parisien, intanto, il primo ministro Edouard Philippe ha detto che il governo “difenderà le sue posizioni fino alla fine”.

In Francia, la SNCF è un tassello emblematico del tradizionale dirigisme nell’economia francese, e lo statuto della società riflette bene la forza perdurante della mano pubblica. Gli cheminots si sono spesso trasmessi il mestiere da padre in figlio, da nonno a nipote. Se il presidente Macron riesce a vincere questa prova, le sue successive riforme saranno inevitabilmente più semplici da adottare. In questo senso, la partita relativa alla SNCF è un importante termometro per capire dove sta andando la Francia, e quanto il giovane capo dello Stato sia capace di modernizzarla. La vicenda è cruciale anche per l’Italia. Se Parigi riuscisse a imporre ai sindacati la riforma della società ferroviaria, la pressione sul futuro nuovo governo italiano perché metta anch’esso mano ai nodi strutturali del paese aumenterebbe notevolmente.

(Nella foto, il presidente Emmanuel Macron, 40 anni, in viaggio in un treno della SNCF)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) is also on Facebook

  • Beda Romano |

    Grazie per la domanda.
    Mi viene in mente l’elevato debito pubblico, per esempio.
    Cordialmente
    BR

  • francesco fanelli |

    Definire i nodi strutturali , prego

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