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La proposta EBA di bad bank. Perché dovrebbe piacere, soprattutto alla Germania e alla BCE

Dinanzi alla paralisi del mondo politico, praticamente assente su questo fronte, l’Autorità bancaria europea ha presentato questa settimana una innovativa proposta per liberare i bilanci bancari dalle sofferenze creditizie che contribuiscono in alcuni paesi della zona euro a pesare su una economia ancora fragile. Il progetto, illustrato in Lussemburgo dal presidente dell’EBA Andrea Enria, prevede la nascita di un veicolo finanziario che sarebbe chiamato ad acquistare almeno una parte dei crediti deteriorati nelle banche più in difficoltà. Sia l’acquisto che la successiva vendita sul mercato, entro tre anni, avverrebbe al valore economico del titolo. Nel caso di insuccesso, la banca sarebbe oggetto di una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Il piano è ancora tutto da dettagliare.

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Vi sono incertezze su come finanziare il veicolo (con denaro privato, ma anche denaro pubblico?), su come gestirlo (per mano privata o per mano pubblica?), su quale ruolo dovrebbero avere i governi nazionali (spettatori o anche attori?). La proposta deve servire a liberare i bilanci bancari da sofferenze che secondo l’EBA ammontano a oltre 1.060 miliardi di euro (276 miliardi di euro nella sola Italia). Come ha fatto notare il direttore generale del Meccanismo europeo di Stabilità Klaus Regling, l’operazione ha il pregio di non prevedere alcuna controversa mutualizzazione dei rischi. In teoria, quindi, la proposta non dovrebbe suscitare (troppe) reazioni negative da parte dei governi nazionali. Per di più, potrebbe essere di aiuto alla stessa Banca centrale europea.

Più passa il tempo più la politica monetaria della BCE si sta rivelando inadatta per una parte importante della zona euro. Gli ultimi dati economici hanno mostrato come in Germania la disoccupazione sia a livelli storicamente bassi (3,9% in dicembre) e l’inflazione in crescita (all’1,9% annuo in gennaio). C’è un rischio di surriscaldamento dell’economia tedesca. Per ora, l’istituto monetario ha spiegato di non avere l’intenzione di effettuare strette al credito. Ma fino a quando potrà ignorare la situazione nella Repubblica Federale, e in altri paesi dell’area germanica? Le divergenze tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud si fanno sempre più difficili da conciliare, tanto più che la situazione delle banche del Sud Europa, e in particolare delle banche italiane, pesano sulla trasmissione della politica monetaria. In un sistema monetario funzionante, quanto più i tassi d’interesse sono bassi e la liquidità abbondante, tanto più le banche prestano denaro all’economia. Oggi non è così perché la liquidità viene utilizzata non per finanziare le attività di famiglie e imprese, ma per compensare i crediti deteriorati in bilancio. I partner europei dell’Italia ritengono che la questione delle sofferenze creditizie sia un problema italiano. E’ vero solo in parte naturalmente, visto il peso che l’Italia ha nell’economia della zona euro. In questo contesto, con tutti gli interrogativi che potrebbe suscitare, la proposta dell’EBA ha il merito di offrire una soluzione a un problema che è certamente italiano, ma che ha innegabili risvolti europei. Risolvere la questione delle sofferenze creditizie aiuterebbe l’economia italiana, ma soprattutto rimetterebbe in ordine la trasmissione della politica monetaria e darebbe alla BCE un nuovo spazio di manovra che rischia di diventare urgente, soprattutto in Germania.

(Nella foto, il presidente dell’Autorità bancaria europea, Andrea Enria, 55 anni)

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