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Quanto peserà la vicenda ucraina nei voti europei (soprattutto a Est)?

L'attenzione a Bruxelles è ormai tutta rivolta alle prossime elezioni europee del 22-25 maggio, quando verrà rinnovato il Parlamento di Strasburgo. Gli ultimi sondaggi danno il centro-destra in leggero vantaggio sul centro-sinistra. Eppure, il programma elettorale europeo è molto più vario e interessante. Si vota in molti paesi quest'anno.

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I francesi hanno appena rinnovato i consigli comunali; gli slovacchi hanno appena eletto un nuovo presidente della Repubblica; gli olandesi hanno appena votato a livello locale. I prossimi mesi non saranno da meno. In Germania, andranno alle urne la Sassonia (in agosto), la Turingia e il Brandeburgo (in settembre), mentre in Grecia voteranno in maggio per il rinnovo dei consigli comunali. Se lo sguardo corre a Est sono molti i paesi segnati da prove elettorali. Quanto peserà sull'esito del voto la grave vicenda ucraina? Il nuovo ruolo della Russia nella regione rafforzerà i partiti più nazionalisti o ridarà slancio invece ai movimenti più europeisti?


A leggere tra le righe l'esito del voto parlamentare di domenica a Budapest esiste il rischio del radicalismo. In Ungheria, il partito di estrema destra Jobbik è salito al 20,5% dei suffragi (rispetto al 17% delle elezioni precedenti); mentre il movimento nazionalista di Viktor Orban, il Fidesz, ha ottenuto oltre il 44% dei voti. In Ungheria si tornerà alle urne entro la fine dell'autunno per un voto locale. A breve si voterà anche in Lituania, per un nuovo presidente della Repubblica in maggio; in Lettonia, per il rinnovo del Parlamento in ottobre; in Romania, per un nuovo capo dello Stato in novembre. Fuori dall'Unione, ma sempre in Europa centro-orientale, si voterà in Serbia, in Georgia e in Moldavia. A livello nazionale, secondo i dati raccolti dallo European Policy Centre di Bruxelles, i sondaggi d'opinione relativi al rinnovo del Parlamento europeo tratteggiano un quadro incerto. In Repubblica Ceca, il partito comunista anti-sistema è dato al 16,4%; i socialdemocratici europeisti al 19,3%. In Polonia, il partito euroscettico di centro-destra Legge e Giustizia è dato al 33,5%; mentre Piattaforma civica dell'attuale presidente Donald Tusk è al 26,6%. In Romania, il Partito popolare guidato da Dan Diaconescu e di stampo populista è al 4%; i socialdemocratici sono al 42%. E' difficile dare una chiave di lettura che sia univoca e omogenea per tutti i paesi, ma si può presumere che la crisi ucraina, il passaggio della Crimea in Russia, il ruolo crescente di Mosca nella regione influenzeranno il voto. In alcuni casi, questi fattori potranno indurre gli elettori a scegliere i partiti più europeisti, vedendo nell'Europa un ombrello contro un temuto espansionismo russo. In altri casi, viceversa, potrebbero rafforzare i partiti più radicali, anche per il ruolo colpevolmente confuso che l'Unione ha avuto nella vicenda ucraina.

 

(Nella foto, manifestanti nazionalisti festeggiano la vittoria di Fidesz in Ungheria)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook