8 settembre 2011 - 11:42
Piccolo rapporto di fine missione - Il mio arrivederci alla Germania
Dopo dieci anni di corrispondenza da Francoforte, il mio soggiorno tedesco volge al termine. Prima di lasciare la Germania ho scritto questo articolo, pubblicato sul Sole/24 Ore il 7 settembre 2011. In futuro, questo blog rimarrà attivo, ma tratterà di temi diversi.
B.R.
A prima vista non vi sono concetti più dissimili, più incompatibili. Come è possibile associare la ricca e potente Germania al sentimento, talvolta vigliacco, della paura? Eppure, mentre mi accingo a lasciare questo paese dopo dieci anni di corrispondenza e tento di trovare un filo logico agli avvenimenti dell’ultimo decennio proprio la paura per un futuro ignoto e incerto potrebbe essere la chiave di lettura più seducente per capire la vera natura dei tedeschi. E’ il destino di un popolo che più di altri in Europa affronta l’esistenza interrogandosi perennemente sulle conseguenze delle proprie azioni, come il Faust di Goethe deve difendersi dalle tentazioni di Mefistole.
“L’impero dei mari è agli inglesi, quello della terra ai francesi, quello dell’aria ai tedeschi”, diceva Johann Paul Friedrich Richter. Aria in questo caso è sinonimo di pensiero e di dialettica. In quanti altri popoli è così diffusa la capacità di vivisezionare i problemi più ardui, di analizzare astrattamente i pro e i contro di una qualsiasi decisione? In quanti altri paesi, il dibattito pubblico è così approfondito, così poco fazioso, così lungimirante? E’ l’immaginazione più che lo spirito che caratterizza l’anima tedesca. E quando all’immaginazione viene lasciato libero corso l’emotività prende il sopravvento, incubi e angosce diventano il naturale corollario.
