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L’affaire Benalla getta una ombra su Emmanuel Macron; e forse anche sull’ENA

È audace trarre da una vicenda isolata una lezione più generale, ma a costo di prendere alcuni rischi vi sono circostanze in cui vale la pena seguire il proprio istinto. La vicenda Benalla che sta tenendo banco in questi giorni a Parigi riflette per certi versi la deriva autoreferenziale di una fetta piccola, ma influente dell’establishment francese: i diplomati dell’Ecole Nationale d’Administration (ENA). Mi spiegherò meglio più avanti. Ora ricorderò a grandi linee l’affaire.

Alexandre Benalla è stato per alcuni anni uno dei piu vicini collaboratori di Emmanuel Macron, direttamente responsabile della sua sicurezza.

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Il quotidiano Le Monde ha rivelato, video alla mano, che l’uomo di 26 anni, ha partecipato alle operazioni di polizia durante le manifestazioni del 1 maggio scorso. Munito di un casco da poliziotto ha picchiato un paio di persone, senza averne titolo e autorizzazione. Non è un membro delle forze dell’ordine; è un vice direttore di gabinetto della presidenza della Repubblica. Attualmente è in stato di fermo. A conoscenza della vicenda fin dal 2 maggio, l’Eliseo ha reagito sottotono. L’uomo è stato sospeso per appena due settimane. Successivamente, la stampa francese ha rivelato che lo stesso Alexandre Benalla ha a disposizione una auto di servizio con tanto di sirene e lampeggianti normalmente riservati alla polizia e che dal mese di luglio ha anche ottenuto un appartamento di servizio sul Quai Branly, nel VII arrondissement di Parigi, a due passi dalla Tour Eiffel. Venerdì, l’Eliseo ha annunciato il licenziamento del suo collaboratore.

La vicenda lascia trasparire il carattere probabilmente violento di Alexandre Benalla, ma anche e soprattutto il potere dell’Eliseo in Francia. Mai come in queste circostanze la presidenza francese ricorda le abitudini di una monarchia. Quando ero corrispondente a Parigi negli anni 90, mi ricordo che un funzionario di Matignon, sede del primo ministro, mi raccontava che i primi ministri avevano l’abitudine di lasciare il palazzo alla fine del loro mandato con un ricordo: una poltrona, un divano, una scrivania. Tanto il ricco e generoso Mobilier National si sarebbe incaricato di riammobiliare l’ufficio. Mi sono sempre chiesto se la stessa abitudine fosse seguita dai funzionari più spregiudicati.

Dietro alle azioni di Alexandre Benalla si nasconde un sentimento di impunità che non è legato solo al lavoro all’Eliseo e alle frequentazioni dei vertici dello Stato. E’ il riflesso anche di un particolare establishment, piccolo e autoreferenziale. Ogni anno i diplomati dell’ENA sono tutt’al più un centinaio. Molti entrano al ministero delle Finanze, al Consiglio di Stato, alla Corte dei Conti o al Quai d’Orsay. Altri finiscono in politica o nel mondo imprenditoriale. Si conoscono per nome, e si aiutano a vicenda. Nel governo di Edouard Philippe, i ministri énarques sono tre, a cui bisogna aggiungere lo stesso presidente della Repubblica. Hanno spesso fatto una impegnativa classe préparatoire, due o tre anni di preparazione accademica per entrare con un concorso in una grande école, per poi successivamente dopo il diploma tentare l’esame per l’ENA.

Uscito dopo due anni di corso dall’Ecole Nationale d’Administration, l’énarque non è un qualsiasi funzionario pubblico: è subito lanciato al vertice amministrativo di un apparato statale tradizionalmente forte, a contatto diretto con i massimi responsabili politici. Forti del convincimento di far parte ormai dell’aristocrazia del merito, come disse a suo tempo Napoleone, alcuni énarques, non tutti, perdono il contatto con la realtà della vita quotidiana. Il pantouflage, ossia il passaggio dal pubblico al privato, è spesso la regola; i conflitti d’interesse si moltiplicano. Peraltro, sono persone intelligenti e preparate, capaci di sintetizzare in mezz’ora e in un paragrafo un dossier di centinaia di pagine, come chiedeva loro negli anni 70 l’allora presidente Georges Pompidou.

A differenza di altre grandes écoles francesi, a cominciare da Sciences Po, l’ENA per sua natura non ha subito negli anni una sana e utile internazionalizzazione. Più di Oxford o di Cambridge, più di Harvard o di Yale, più della Bocconi o della LUISS, è una scuola dedicata ai soli cittadini francesi (al di là di un percorso di studi per stranieri, ma che non dà loro accesso alla pubblica amministrazione francese). Emmanuel Macron è per certi versi un tipico prodotto dell’ENA. Il presidente, peraltro, sembra convinto che la tecnocrazia sia lo strumento per risolvere i problemi della Francia. Riferita al Capo dello Stato, l’espressione di Luigi XIV l’Etat, c’est moi assume un significato doppiamente particolare.

A colpire nella vicenda Benalla non è tanto il fatto che un uomo del servizio di sicurezza del Presidente della Repubblica vada a menare le mani durante una manifestazione. Colpisce che l’Eliseo abbia dato a un giovane vigilante privato responsabilità che di solito appartengono alla gendarmeria o alla polizia; abbia sottovalutato la situazione quando l’affaire è scoppiata; e abbia continuato a premiare la giovane guardia del corpo, fino a concedergli un appartamento di servizio in uno dei quartieri più belli della capitale. Un sentimento di presunzione, di impunità o come minimo di leggerezza sembra aver avuto la meglio. Mentre l’Italia è afflitta da un clientelismo imperante, la Francia deve fare i conti con le debolezze della sua casta amministrativa. In questo senso, l’affaire Benalla è un utile campanello d’allarme in un contesto politico nel quale le élites sono sotto attacco.

(Nella foto, Alexandre Benalla, 26 anni, a sinistra in bicicletta, con il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, 40 anni, al centro)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) is also on Facebook

 

  • Beda Romano |

    Buongiorno Carl. La mia risposta non può che essere: meglio Sciences Po/ENA. Ciò non toglie che anche il sistema francese abbia le sue pecche. B.R.

  • carl |

    Meglio un c.v. fatto nel business, nel real estate, nella finanza, ecc…. O uno fatto di E.N.A., Sciences Po, ecc. ecc.? This the question…:o) Che ci sia una terza via…?
    E nell’Italia nostra (ahinoi..!) dove & come si costruiscono i c.v. di coloro che, almeno e/o sopratutto mediaticamente, assumono/vengono investiti di incarichi di primo piano & responsabilità nel pubblico e nel privato ???

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