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I salari di MPS e gli stipendi in Italia – Perché i divari salariali sono così ampi?

Una ricerca di OD&M Consulting, società di Gi Group specializzata in consulenza nelle risorse umane, ha messo in luce nei giorni scorsi le differenze di stipendio in Italia. Le statistiche sono contenute nel XXIII «Rapporto sulle retribuzioni in Italia» di cui ha dato conto il Corriere della Sera.

4.0.1

I dati prendono in esame la retribuzione totale annua dei dipendenti d’azienda, quindi anche la quota variabile, rilevante soprattutto ai livelli più alti e per le figure commerciali. Prendendo il dato più alto, quello del direttore commerciale con 125.880 euro l’anno, e il più basso, l’elettricista con 23.543 euro, si scopre che il primo guadagna oltre cinque volte tanto il secondo (nello specifico, il 534%, con un incremento quindi del 434%).

Gli ultimi dati Eurostat mostrano che la media degli stipendi in Italia è spesso inferiore a quella europea, salvo nell’industria estrattiva, nella gestione dei rifiuti, nel settore edile, nel commercio e nella riparazione delle auto, nell’industria alberghiera, nell’amministrazione pubblica, nel settore della salute, nel campo dell’arte e degli spettacoli. In tutti questi settori i salari italiani sono più elevati della media europea. L’allargamento della forbice salariale è una caratteristica di molte società europee. Già dieci anni fa si parlava con preoccupazione in Germania della tendenza di un assottigliamento della classe media.

Ciò detto, la ricerca di OD&M Consulting è interessante. Giunge mentre la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena è bloccata tra le altre cose perché le parti non riescono a trovare un accordo sul fronte salariale. Secondo le regole europee, una banca oggetto di aiuto pubblico deve essere ristrutturata. Tra le altre cose, gli stipendi dei dirigenti devono rimanere sotto un particolare tetto. In caso di ricapitalizzazione statale e di ristrutturazione aziendale, il salario massimo non può superare 10 volte la media degli stipendi nella stessa banca o 15 volte la media degli stipendi a livello nazionale. Marco Morelli, l’attuale amministratore delegato di MPS, è stato assunto nel settembre scorso con uno stipendio lordo annuo di 1,865 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere una parte variabile decisa anno per anno. La vicenda ha sorpreso non poco la Commissione europea. In cuor loro, molti esponenti comunitari si chiedono come sia possibile che una banca così in difficoltà continui a voler pagare i propri dirigenti con salari così elevati. Riconoscimento del rischio? Dimostrazione di avidità? È possibile, ma c’è da chiedersi se in certi casi la struttura salariale italiana, nel settore privato e in quello pubblico, non sia molto particolare, segnata da una serie di non-detti.

Le parcelle degli avvocati, per esempio, dipendono dalla specializzazione dell’attività forense; ma come non chiedersi se non siano il prezzo da pagare per affrontare e sconfiggere il groviglio della legislazione italiana? D’altro canto, non c’è corporazione che non difenda i propri interessi. I parlamentari hanno fatto miracoli in questo senso. Ma non sono i soli. Gli stipendi di molti giornalisti (soprattutto quelli più anziani) sono elevati perché il mestiere non ha orari e richiede non pochi sacrifici personali; ma come non pensare che siano anche un bonus per accettare senza troppo discutere le pressioni delle lobbies? Lo stesso vale per le buonuscite milionarie che tanto hanno fatto dibattere in questi anni, in molti settori economici e non solo nel grande mondo della finanza. Sono certamente l’assegno da staccare per garantire una clausola di non concorrenza e per strappare un giusto compenso al netto del pagamento di tasse esose, ma come non immaginare che spesso siano anche una assicurazione per ottenere il silenzio sulle tante magagne che il dirigente ha visto mentre era in azienda?

Lo stesso settore pubblico non ha abitudini molto diverse. Gli stipendi elevati di molti dirigenti statali e anche regionali sono certamente il riflesso di un lavoro provante e di una sindacalizzazione che è riuscita a strappare salari generosi al ministro di turno; ma come non pensare che siano anche un modo per assicurare il silenzio o la comprensione del funzionario pubblico dinanzi alle scelte clientelari, alle piccole e grandi mende quotidiane dell’esponente politico? I casi bancari di questi giorni – sembra che anche la ristrutturazione della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca sia rallentata dalla questione salariale – mettono in luce un altro dei danni del clientelismo. Poco importa se tutti gli italiani beneficiano in qualche modo dell’assetto familistico della società nazionale: il successo di alcuni partiti – la Lega Nord o il Movimento Cinque Stelle – è da attribuire anche a una forbice salariale che rischia di avere un travolgente impatto sociale e politico.

(Nella foto, una copertina del settimanale tedesco Der Spiegel del 2005)

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