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Europee – Come si vota in Belgio: l’esperienza di un italiano

Chi scrive non è belga, ma ha deciso di approfittare di una delle misure che dovrebbero servire a rafforzare il senso di appartenenza all’Unione Europea. Da tempo, un cittadino europeo residente in uno dei paesi della UE ha due possibilità: può votare per i suoi candidati nazionali, in consolato o per posta, oppure per i candidati del suo paese di residenza. Ho scelto questa seconda opzione e mi sono quindi iscritto alle liste elettorali belghe, votando per uno dei candidati belgi al Parlamento Europeo. Al Belgio spettano 21 seggi sui 751 in palio.

Bart De Wever (N-VA) vota a Deurne
Il voto in questo paese ha alcune particolarità. Prima di tutto il paese, federale e multilingue, è stato diviso in tre collegi geografici ma anche linguistici. La circoscrizione neerlandofona (che comprende le Fiandre, al Nord) manderà dodici parlamentari a Strasburgo; quella francofona (vale a dire la Vallonia, al Sud) otto; quella germanofona (a Est) appena uno. L’elettore residente a Bruxelles, città a status speciale perché in maggioranza francofona ma in territorio fiammingo, può votare sia per il collegio neerlandofono che per il collegio francofono. La seconda particolarità della consultazione elettorale in Belgio è che il voto è elettronico. Questa mattina mi sono presentato al seggio, una scuola di quartiere, con la mia carta d’identità belga e con una “lettera di convocazione”. Dallo scrutatore ho ricevuto non una scheda, come avviene in Italia e in molti altri paesi, ma un talloncino di plastica bianca, grande quanto una carta di credito. Il presidente di seggio mi ha poi indicato una cabina elettorale nella quale ho trovato un computer. Ho inserito la carta magnetica in una fessura del pc e risposto alle domande: la scelta della lingua (francese o fiammingo), la scelta del collegio (francofono o neerlandofono), la scelta del partito (12 in Vallonia, 7 nelle Fiandre, sei nel collegio germanofono), e infine la scelta del candidato. Tutte le volte ho dovuto confermare la mia decisione. Una volta terminata la procedura, rapidissima, sono uscito dalla cabina elettorale e mi è stato chiesto di inserire la stessa carta magnetica in una grande scatola di metallo che la inghiottisce. So che a molti il voto elettronico preoccupa per eventuali brogli e leggo sul sito del ministero degli Interni che questa mattina nel giro di un’ora tecnici informatici sono stati chiamati a fare ben 180 interventi su oltre 27mila macchine. Epppure, devo dire che l’operazione per me si è rivelata molto comoda. In questo paese, il metodo non piace a tutti, tanto che molti comuni hanno deciso di abbandonarlo. Questa domenica il voto tradizionale sarà utilizzato da 380 comuni, mentre il voto elettronico sarà utilizzato in 209 comuni. Di questi, 153 hanno optato per un voto elettronico con prova cartacea. Secondo stime giornalistiche, il 49% dei belgi voterà oggi su uno schermo di computer (il 20% in Vallonia, il 58% nelle Fiandre e il 100% a Bruxelles). C’è una terza particolarità della consultazione elettorale in Belgio che fa discutere: il voto è obbligatorio (come d’altronde in altri paesi dell’Unione come a Cipro, in Grecia e nel Lussemburgo). Quando ho deciso di iscrivermi sulle liste elettorali belghe all’inizio dell’anno, l’amministrazione comunale me lo ha precisato. Ciò non significa che l’elettore debba per forza votare, ma deve almeno recarsi nel suo seggio. Se non lo dovesse fare, il giudice di pace lo può convocare e chiedergli le ragioni della sua assenza. Se la giustificazione dell’elettore non dovesse essere convincente, il giudice trasferisce la pratica al Tribunale di Polizia (la giurisdizione chiamata a decidere principalmente le controversie stradali, siano esse penali o civili) che prenderà una decisione non appellabile. L’elettore assente ingiustificato può essere oggetto di una reprimenda o di una sanzione. Quest’ultima può oscillare tra i 27,5 e i 55 euro. Nel caso di recidiva, l’ammenda sarà tra i 55 e i 137,5 euro. Se l’assenza si ripete quattro volte nel giro di 15 anni, la persona è depennata dalle liste elettorali per 10 anni. Durante questo periodo non potrà ricevere dalle autorità pubbliche alcuna promozione, nomina od onorificenza. Vi sono sette motivi di assenza giustificata, ma che devono essere dimostrati: malattia o infermità; ragioni professionali; professioni particolari come venditore ambulante o battelliere; privazione della libertà; impossibilità di votare per convinzioni religiose; ragioni di studio; soggiorno temporaneo all’estero per motivi altri che professionali. Ai più la legge belga sembrerà illiberale, ma almeno il tasso di affluenza è alto (alle ultime elezioni europee del 2009 fu del 90%, rispetto a una media europea del 43%). Questa volta, comunque, chi scrive ha esercitato il suo dovere/diritto/obbligo.

PS: Una ultima precisazione: è consuetudine che il Re non voti, per rimanere neutrale sulla difficile scena politica nazionale. Nei giorni scorsi la stampa belga si chiedeva come si sarebbero comportati l’ex Re Alberto e l’ex Regina Paola: questa mattina sono stati visti fare la coda in un seggio di Laeken.

(Nella foto, Bart De Wever, 43 anni, il controverso leader del partito autonomista fiammingo Nieuw-Vlaamse Alliantie mentre vota stamani a Deurne, nei pressi di Anversa)

Dal Fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Beda Romano |

    Molto interessante. Grazie. B.R.

  • SILVIA CINQUE |

    In Italia fino al 1993 in teoria il voto per le Politiche era obbligatorio e si poteva essere sanzionati, anche pesantemente e poteva esserne fatta menzione nel certificato di buona condotta (cfr. versione originale dpr 361 1957). Negli anni ’70 un mio cugino, allora studente fuori sede, arrivò troppo tardi per votare causa ritardo del treno e fu chiamato a motivare e provare l’assenza al seggio.
    Passando al sistema di voto: ho scoperto di recente una particolarità della Svezia. Lì è possibile votare in anticipo rispetto alla domenica elettorale in appositi seggi aperti a tutti, indipendentemente dalla residenza nella circoscrizione. Basta presentarsi con tessera elettorale e documento di riconoscimento.(La domenica poi sono aperti i seggi ‘tradizionali’ suddivisi in base alla residenza). Ciò significa che i registri elettorali sono centralizzati e informatizzati. Inoltre non si vota indicando la propria preferenza sulla scheda consegnata, ma si mette in una busta la scheda del partito che si vuole votare. Tutte le schede sono in un espositore, si può prendere solo quella che si vuole o si possono prendere tutte e poi, nella cabina, infilare nella busta solo quella prescelta. Un sistema molto più efficiente per lo spoglio.(La privacy forse non è garantita come in Italia, ma è una questione di mentalità: in Svezia le dichiarazione dei redditi sono pubbliche e ognuno può conoscere quanto ha dichiarato il proprio vicino).
    Paese che vai, leggi elettorali che trovi…

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