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Quasi 80mila italiani hanno lasciato il loro paese nel 2010

Un articolo pubblicato il 29 dicembre su questo blog (si veda sotto) faceva notare la crescente mobilità dei lavoratori nell'Unione Europea, e l'arrivo in Germania di giovani greci o spagnoli che alla ricerca di lavoro abbandonano i loro paesi in crisi economica. Commentando su Facebook questo stesso post, una lettrice, Silvia Cinque, ha chiesto giustamente se vi fossero statistiche sull'emigrazione italiana negli ultimi anni.

1913-Emigrati in partenza per il Belgio
Mi sono quindi rivolto all'ufficio stampa dell'Istituto nazionale di Statistica (ISTAT) a Roma che molto rapidamente ha risposto alle mie domande. Secondo gli ultimi dati a disposizione, oltre 78mila italiani (per la precisione 78.771) hanno lasciato il paese nel 2010, cancellandosi dall'anagrafe dei residenti in Italia. Al netto delle fluttuazioni annue, la tendenza è chiaramente in aumento: nel 2003, 62.970 persone avevano lasciato il paese. Dal 2003 al 2010, il saldo migratorio è sempre stato negativo. Mostra in altre parole che sono più numerosi gli italiani che lasciano l'Italia degli italiani che tornano nel loro paese d'origine: 11.597 nel 2010, rispetto ai 15.761 del 2008 e ai 4.449 del 2003.


Purtroppo l'ISTAT non ha informazioni sulla destinazione degli italiani che lasciano il paese, né indicazioni sulla loro età o sulle loro motivazioni. E' interessante però notare che tra il 2003 e il 2010, al netto dei rientri, 68.390 italiani si sono trasferiti all'estero. Niente a che vedere con l'emigrazione dei primi anni del Novecento: nel solo 1913 partirono 870mila persone. Eppure il fenomeno va seguito. Nel suo libro Il grande esodo pubblicato da Corbaccio nel 2003, Ludovico Incisa di Camerana racconta la storia delle migrazioni italiane nel mondo e spiega che "l'Italia che emigra, dopo la Seconda guerra mondiale, non è più un'Italia affamata ma un'Italia disoccupata". In un'inchiesta del 1952, un esperto afferma: "La disoccupazione italiana è per così dire a lungo decorso e di conseguenza sia dal punto di vista del disoccupato sia da quello della classe lavoratrice e della collettività in generale è di effetto più deleterio che la forma di disoccupazione esistente in molti altri paesi che hanno una circolazione ben più rapida che la nostra". L'analisi è preoccupantemente attuale. Probabilmente, si potrebbe spiegare l'emigrazione di oggi per molti versi con gli stessi motivi. Per fortuna, nel frattempo, l'Europa è diventata per gli italiani un enorme bacino di studio e di lavoro, senza frontiere.

Colgo l'occasione per fare a tutti i lettori i migliori auguri di un buon 2012.

(Nella foto risalente al 1913, un gruppo di emigrati pugliesi diretti in Belgio)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Rabo |

    Non capisco molto la differenza tra “affamato” e “disoccupato”. Io non mi vedo molto dissimile da chi partiva con la valigia di cartone per cercare di sfuggire alla fame.
    Sul sito della fondazione migrantes – http://www.migrantes.org – troverà parecchi dati (il numero di iscritti all’AIRE è aumentato di piú di un milione dal 2006…). Bisogna anche tener conto del fatto che piú d’uno, in paesi UE, nemmeno s’iscrive all’AIRE per i primi anni…
    Saluti e auguri anche a Lei

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