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Segnali positivi: Aumenta la mobilità dei lavoratori nell’Unione monetaria

L’Europa sta attraversando un periodo politico ed economico difficilissimo. L’unione monetaria rischia la disintegrazione; la moneta unica è scossa dai primi segnali di recessione e da crescenti tensioni nazionaliste. Eppure, anche in un momento così difficile nelle pieghe della cronaca si nascondono tendenze positive. Tra queste la crescente migrazione tra i paesi della zona euro.

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Il dato non è banale: proprio l’assenza di mobilità dei lavoratori in Europa ha spinto molti commentatori a ritenere l’Unione troppo fragile per poter sopravvivere. Negli Stati Uniti, chi non trova lavoro in uno stato si sposta là dove l’economia è più forte e le sue capacità professionali sono richieste. In Europa, tradizioni nazionali e differenze linguistiche hanno disincentivato se non addirittura penalizzato la mobilità della forza lavoro; ma le cose forse stanno cambiando, anche a causa della crisi. In un recente rapporto intitolato Employment and Social Developments in Europe, la Commissione Europea nota che nel 2010 il 2,8% dei cittadini europei lavorava in un altro paese rispetto a quello di origine. Nel 2004, la quota era del 2,0%. Hanno giocato i recenti allargamenti dell'Unione, ma dati aneddotici più recenti confermano che i flussi migratori ormai riguardano anche i paesi della zona euro.


L’Ufficio federale di statistica a Wiesbaden ha rivelato questa settimana che nella prima metà dell’anno è aumentata fortemente l’immigrazione in Germania. Due terzi dei nuovi residenti provvengono dagli altri membri dell’Unione, e in particolare dai paesi del Mediterraneo, in crisi economica e finanziaria. Gli immigrati dalla Grecia sono saliti dell’84%, dalla Spagna del 49%, rispetto allo stesso periodo del 2010. In cifre assolute stiamo parlando di 4.100 e 2.400 persone in più. Non molto, è vero, ma il saldo migratorio in Germania è stato positivo per circa 135.000 persone; in controtendenza rispetto al 2008 e al 2009 quando il paese aveva registrato una tendenza all’emigrazione. La Repubblica Federale inevitabilmente attira, non fosse altro che per il basso tasso di disoccupazione. Qualche mese fa, il partito democristiano del cancelliere Angela Merkel voleva fare campagna per attirare giovani spagnoli disoccupati, ma poi ad alcuni l’iniziativa è sembrata politicamente delicata, ed è stato deciso di evitare prese di posizione che potevano apparire paternaliste. Il caso tedesco non è l’unico. In Gran Bretagna, la carenza di personale paramedico, associato a un'elevatissima disoccupazione in patria, ha indotto infermiere spagnole a trasferirsi oltre Manica, raccontava qualche giorno fa The Guardian. Evidentemente, i più giovani vivono l'Europa in modo diverso dai propri genitori. Le frontiere sono cadute e la crisi sta provocando un rimescolamento delle carte che potrebbe anche avere conseguenze positive. Attenzione, però: a molti il continente europeo appare stretto; lo sguardo corre lontano. In Portogallo molti sono attirati dalle ex colonie. In un anno, i residenti portoghesi in Brasile sono passati da 276mila nel 2010 a 330mila nel 2011. Secondo l'anagrafe consolare portoghese, 100mila concittadini risiedono attualmente in Angola, nuova potenza petrolifera in Africa. Anche nel settore dell'immigrazione, i paesi emergenti rappresentano una concorrenza.

 

(Nella foto, pubblicata dal Guardian, Pedro e Ines Goncalves, due infermieri che hanno trovato lavoro al Queen Elizabeth Hospital di King's Lynn)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    apprezzo e sottoscrivo

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