30 giugno 2011 - 10:50
La scomparsa di Silvio Fagiolo, un intellettuale prestato alla diplomazia
Silvio Fagiolo, scomparso all'improvviso martedì sera a Milano all'età di 72 anni, apparteneva a quella schiera di diplomatici italiani che negli ultimi cinquant'anni hanno assicurato all'Italia un ruolo europeo di primo piano. Grande conoscitore della Germania, il suo lavoro alla Farnesina ha segnato i rapporti italo-tedeschi degli ultimi decenni. Nato a Roma nel 1938, Silvio Fagiolo ha compiuto una carriera d'altri tempi, tutta in un Occidente segnato dalla ricostruzione e dalla guerra fredda quando i paesi emergenti di oggi erano ancora il Terzo Mondo di ieri. Grazie a una perfetta conoscenza del tedesco e del russo, ha iniziato come segretario d'ambasciata a Mosca negli anni di Leonid Brezhnev, è stato poi console a Detroit, consigliere d'ambasciata a Bonn agli inizi dell'era di Helmut Kohl, ministro consigliere a Washington negli anni 90, rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, e infine ambasciatore a Berlino dal 2001 fino al 2005 quando è andato a riposo, diventando professore alla LUISS di Roma e collaboratore del Sole/24 Ore. Come ricorda Mario Monti in una prefazione al suo ultimo libro (L'idea dell'Europa nelle relazioni internazionali, pubblicato nel 2009), l'europeista Silvio Fagiolo è stato per vent'anni al crocevia dell'integrazione europea, negoziando in prima persona e per i diversi ministri che si sono succeduti alla Farnesina il Trattato di Maastricht, il Trattato di Amsterdam e il Trattato di Nizza. Anche per motivi famigliari era particolarmente legato alla Germania, un paese in cui ha trascorso tre lunghi periodi, non solo da diplomatico ma anche da studente della Freie Universität negli anni 60.
