Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti ha deciso nelle scorse ore di autorizzare l’azione militare contro il regime libico di Muammar Gheddafi pur di tentare di mettere fine alla violenza delle truppe contro l’opposizione a Bengasi. Il voto ha mostrato una divisione del consiglio: dieci paesi hanno votato a favore, cinque si sono astenuti. Tra i primi bisogna segnalare la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Tra i secondi spicca la Germania, oltre alla Cina e alla Russia. Per molti paesi le motivazioni di politica interna hanno avuto un peso nel decidere un’operazione che tenti di mettere fine alla guerra civile in Libia. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha spiegato questo pomeriggio: “Siamo d’accordo con gli obiettivi di questa risoluzione. Non confondete la nostra astensione con la neutralità”. L'analisi tedesca è per molti versi comprensibile. L’esecutivo è consapevole delle condizioni in cui versano i rivoltosi libici, ma teme che l’operazione militare dal cielo possa essere difficile da portar a termine e che un intervento sul terreno diventi inevitabile, con tutte le conseguenze del caso. A ragione, è preoccupato anche dalla possibile uccisione di civili, e si interroga sul futuro della Libia, una volta estromesso il colonnello Gheddafi. Detto ciò, il governo democristiano-liberale è stato anche influenzato da considerazioni di politica interna. Sa che la popolazione tedesca è tendenzialmente pacifista. La Germania è orgogliosa delle molte missioni internazionali della Bundeswehr, ma vive con grande disagio la presenza dei soldati in Afghanistan. L’intervento nel paese asiatico ha provocato finora 48 morti nelle file tedesche.
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(Nella foto, il colonnello Gheddafi a Tripoli durante una manifestazione il 2 marzo scorso)
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