12 dicembre 2009 - 9:00
La crisi greca che da alcune settimane sta tenendo banco è una crisi economica e finanziaria, ma la chiave di lettura è soprattutto culturale.
Da quando la zona euro è nata dieci anni fa, la Commissione europea da Bruxelles e la Banca centrale europea da Francoforte hanno esortato i paesi ad adattarsi alla regole stringenti di un’unione monetaria tra stati sovrani. Persa la politica monetaria, persa la politica valutaria, ai paesi membri è stato ricordato ripetutamente di rafforzare la loro competitività, agendo in primo luogo sui conti pubblici e sui salari. Le radici della tempesta greca sono economiche, un eccesso di debito, ma le ragioni più profonde toccano le stesse fondamenta della zona euro: è la crisi di un paese che non è riuscito in questi anni ad adeguarsi all’unione monetaria. A dieci anni dalla nascita della moneta unica, la divergenza nelle politiche economiche nazionali è enorme, e ai due estremi ci sono la Grecia e la Germania. Nell'ultimo decennio il governo tedesco ha tenuto sotto controllo bene o male i suoi conti pubblici; è riuscito a imporre ai suoi cittadini un calo a dir poco impopolare dei salari reali; addirittura ha reso costituzionalmente vincolante il risanamento del debito.
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Categorie: GermaniE, Banca Centrale Europea, Economia, Europa