5 novembre 2009 - 11:38


Negli scorsi mesi documenti diplomatici del Foreign Office hanno confermato l’opposizione di Margaret Thatcher e la freddezza di François Mitterrand all'unificazione tedesca del 1990. Meno nota è una vicenda che sei anni prima provocò una piccola crisi diplomatica tra Bonn e Roma proprio sul futuro delle due Germanie. Da allora è trascorso molto tempo, ma gli eventi di quell’anno, come mi ha raccontato di recente l’allora ambasciatore d’Italia nella Repubblica Federale Luigi Vittorio Ferraris, nascondono non poche lezioni sul rapporto italo-tedesco, sulle idiosincrasie dei due paesi, sui punti di forza e debolezza nelle relazioni bilaterali. Ecco la sua testimonianza.
Era il 1984: in Italia al potere era Bettino Craxi, presidente del consiglio di una maggioranza composta tra gli altri da socialisti e democristiani. Il 13 settembre, durante un convegno della Festa dell'Unità a Roma, l'allora ministro degli Esteri Giulio Andreotti riprese una vecchia battuta di François Mauriac che diceva più o meno così: Amiamo talmente la Germania da preferire che ve ne siano due. Disse esattamente Andreotti: “Noi siamo tutti d'accordo che le due Germanie abbiano dei buoni rapporti (...) Però sia chiaro che non bisogna esagerare in questa direzione, cioè bisogna riconoscere che il pangermanesimo è qualcosa che deve essere superato. Esistono due Stati germanici e due Stati germanici devono rimanere”.
Le parole del ministro degli Esteri scatenarono le proteste ufficiali del governo federale. Ferraris, allora ambasciatore a Bonn, fu convocato all’Auswärtiges Amt a un’ora insolita: le 8 del mattino. "Il ministro Hans-Dietrich Genscher – mi ha raccontato di recente l’ex diplomatico – fu cortese, ma molto fermo nel protestare per la presa di posizione di Andreotti. L’aspetto che più fece arrabbiare i tedeschi fu l'argomento del pangermanesimo che ai loro occhi riportava alla mente l'espansionismo e il militarismo prussiano. A colpire in particolare fu il fatto che queste parole provenissero da un democristiano italiano, un collega di partito dell'allora cancelliere Helmut Kohl".
Ai tempi, l’unificazione tedesca non era certo d’attualità, ma i tedeschi dell’Ovest volevano che formalmente rimanesse in agenda. La stampa tedesca fu molto dura. La Frankfurter Allgemeine Zeitung scrisse: "Da tanto tempo nell'alleanza occidentale un politico al governo non ha fatto così tanto danno con così poche parole". Aggiunse Die Welt: quelle di Andreotti sono state “parole sbagliate nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Ferraris era a Bonn già da qualche anno, molto apprezzato e rispettato dall’establishment tedesco. Riuscì a calmare le acque. Ma non dovette agire solo sul piano politico. La presa di posizione del ministro italiano scatenò anche la reazione di molti cittadini tedeschi.
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Categorie: GermaniE, Est-Ovest, Europa, Politica