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Barack Obama più freddo con Berlino - 06/06/09

FRANCOFORTE - Il presidente americano Barack Obama ha compiuto ieri la sua terza visita in Germania in meno di un anno, riscuotendo successo popolare, a differenza del suo predecessore George W. Bush. Eppure, nonostante le folli festanti e le parole di rito, le sue tre tappe di Dresda, Buchenwald e Landstuhl si sono svolte all'insegna delle recenti incomprensioni con il cancelliere Angela Merkel.

Obama si è sentito in dovere ieri di smentire le impressioni rimbalzate sulla stampa tedesca di una "visita-scalo" in Germania, nella quale alla signora Merkel è stato attribuito uno «slot di appena 15 minuti», come sosteneva ieri Handelsblatt. «La verità è che la relazione tra i nostri due paesi è eccellente». A molti osservatori i rapporti tra Berlino e Washington paiono invece più tormentati: pesano i contrasti sulla gestione della crisi e sulla stabilizzazione dell'Afghanistan.
La questione economica è quella dominante. Per settimane i disaccordi hanno riguardato la politica economica: quanto e come aiutare la ripresa: gli Stati Uniti volevano di più; la Germania frenava. Questa settimana, il cancelliere ha criticato anche la politica monetaria americana, troppo espansiva, incurante dei rischi di inflazione a medio termine. Da un lato, il dinamismo americano; dall'altro la ponderatezza tedesca.
L'altro tema sensibile è la questione delle regole finanziarie. «Chiariremo che siamo totalmente dedicati a un aspetto: il rafforzamento del sistema multilaterale », ha ribadito ieri la signora Merkel, riferendosi al prossimo G- 20 di Pittsburgh. Anche in questo caso l'establishment tedesco è perplesso per via dell'apparente insensibilità americana al problema di un mercato poco regolato, in piena crisi da eccesso di deregolamentazione.
Anche il caso Opel ha provocato screzi, se è vero che Berlino si è lamentato della presenza di un semplice funzionario del Tesoro americano in occasione delle trattative della settimana scorsa sulla vendita della casa automobilistica. E ancora: qualche giorno fa le imprese tedesche attive negli Stati Uniti hanno protestato con il governo americano per quella che Axel Nitschke, un funzionario dell'associazione delle camere di commercio DIHK, ha definito «l'introduzione di misure protezionistiche dalla porta di servizio».
Sul fronte politico l'America vorrebbe che Berlino mandasse truppe nel sud dell'Afghanistan e accettasse sul proprio suolo degli ex prigionieri di Guantánamo. Nei due casi la Germania ha risposto per ora di no, provocando irritazione a Washington. Gli americani speravano che il discorso internazionalista del vice presidente Joseph Biden a Monaco in febbraio avrebbe aperto le porte all'aiuto tedesco. Per ora così non è stato.
I due paesi stanno attraversando fasi diverse. Da un lato la Germania non è più l'alleato fedele pre-unificazione, ed è pronta più di prima a difendere i propri interessi; dall'altro gli Stati Uniti, tra recessione economica e guerre mai vinte, oscillano tra isolazionismo e multilateralismo. Il politologo Eberhard Sandschneider vede già all'orizzonte una nuova sfida: «Cosa è pronta a fare l'Europa - si chiede - per stabilizzare l'Iraq quando le truppe americane avranno lasciato il paese?».
Nel frattempo, c'è chi ricorda che nonostante tutto nel suo discorso di Chicago, dopo la sua elezione alla Casa Bianca, l'unico avvenimento internazionale citato da Obama era stato la Caduta del Muro. Lo sguardo in Germania corre già ai festeggiamenti per il ventennale e a una possibile venuta del presidente a Berlino alla fine dell'anno, nella speranza che nuovi incontri con il cancelliere Merkel contribuiscano ad accorciare le distanze.
B.R.

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Articoli tratti da Il Sole 24 ORE

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