27 marzo 2009 - 12:14
Realismo tedesco: stipendi dei managers più bassi in tempi di crisi
Spira un'aria di "revanscismo" contro l'establishment economico. In Gran Bretagna, l'abitazione dell'ex presidente della Royal Bank of Scotland è stata attaccata da vandali, mentre in Francia i managers sono presi in ostaggio e criticati per buonuscite ritenute eccessive. E in Germania? Nella Repubblica Federale, per ora almeno, domina la pace sociale. Non si vedono manifestazioni o scioperi, salvo casi isolati. D'altro canto, i dirigenti d'impresa sembrano essere più ragionevoli che in altri Paesi. Secondo una ricerca del Financial Times Deutschland i managers delle imprese quotate nel DAX30 si sono auto-ridotti lo stipendio nel 2008 in media del 26%. Tra le eccezioni notevoli, il presidente di Volkswagen, Martin Winterkorn, che ha ricevuto un aumento del 147% a 12,71 milioni di euro (nella foto tratta da Internet), e i membri del consiglio di gestione di Dresdner Bank che secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung si sono spartiti 58 milioni di euro nonostante perdite miliardarie. Dal canto suo, però, Josef Ackermann, presidente di Deutsche Bank, ha ridotto la sua retribuzione del 91%, dopo essere stato per anni uno dei managers più pagati (e per questo più criticati) d'Europa. Il suo collega di BMW, Norbert Reithofer, l'ha tagliata del 40%, quello di Daimler, Dieter Zetsche, del 55%. Il calo dei profitti - e in alcuni casi le perdite - hanno indotto i managers al realismo: gli stipendi rimangono per la maggior parte milionari, ma sono stati abbondantemente rivisti al ribasso.
