28 gennaio 2009 - 21:10
Spreads europei e ansie tedesche - Un triste remake
Per certi versi questa crisi economica e finanziaria ci riporta agli anni 90, quando il tema principale in Europa erano la convergenza macroeconomica e il divario tra i rendimenti obbligazionari dei Paesi che si apprestavano a formare una unione monetaria. Oggi come ieri i mercati sono preoccupati dall'andamento dei conti pubblici e stanno penalizzando gli Stati membri meno virtuosi, come mostra il grafico pubblicato a fianco e tratto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, il deficit della zona euro salirà dall'1,7% del prodotto interno lordo nel 2008 al 4,0% nel 2009 e al 4,4% nel 2010. Il rapporto tra debito e Pil registrerà un balzo ancor più impressionante, dal 68,7 al 72,7 e poi successivamente al 75,8%. La stima del 2010 è di 8,2 punti percentuali più elevata delle previsioni dell'autunno scorso. In privato a Bruxelles molti lasciano intendere che la recessione rischia di essere peggiore del previsto e di avere un impatto sulle finanze pubbliche ancora maggiore. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrück ha spiegato: "Certamente l'aumento degli spreads non è stato fermato. Se il divario continuerà a crescere non lo so". Proprio la Grecia, uno dei Paesi più in difficoltà, ha emesso nei giorni scorsi obbligazioni quinquennali con un rendimento di oltre tre punti percentuali superiore a quello tedesco. Tre Paesi hanno subito una revisione al ribasso del loro rating sul debito sovrano: oltre alla Grecia, anche il Portogallo e la Spagna. La Germania (per ora) ha respinto l'idea di emettere un'obbligazione europea con rendimenti bassi, tali da aiutare i Paesi più in difficoltà. Steinbrück ha detto che un'operazione di questo tipo provocherebbe un aumento quasi automatico del rendimento dei titoli tedeschi di un punto percentuale che equivarrebbe a un incremento del servizio del debito di tre miliardi di euro all'anno.
